mercoledì 16 luglio 2008

The book is on the table - Parte terza e ultima


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La bastarda di Istanbul

Elif Shafak

Libri Oro, Rizzoli, 6.90 €

Letto durante un fine settimana di giugno, giusto per ammazzare il tempo dato che fuori pioveva a dirotto, non posso certo dire di averlo apprezzato.

Farò la figura della pecora nera (scrivere “voce fuori dal coro” non mi piaceva... :-P), dati gli innumerevoli riscontri positivi che l’autrice ha ricevuto per questo romanzo.

Ma personalmente lo definirei come una lettura banale e per nulla impegnativa; il lessico utilizzato non migliora nemmeno nei brani dedicati alla questione turco-armena, tanto che anche trattando un argomento così complicato e importante la sensazione che si ha è sempre di leggerezza e mediocrità, da una parte, e dall’altra di aver sprecato 6.90 € che potevano essere dedicati ad altre letture più pregevoli.

Devo smetterla di passare nel reparto edicola dell’Esselunga mentre faccio la spesa di venerdì sera...

5/10

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L’alienista

Caleb Carr

Oscar bestsellers, Mondadori, 9.40 €

Me ne avevano parlato tanto bene... ma l’ho trovato leeeeeento e noioso.

L’ho abbandonato poco prima della centesima pagina. *sig!*

Un amore

Dino Buzzati

Oscar scrittori del Novecento, Mondadori, 7.80 €

All’età di quarantanove anni Antonio si innamora.

Si innamora di Laide che di anni ne ha appena venti e fa l’amore per soldi, ma è talmente bella e spregiudicata che nessuno le resiste.

I due si cominciano a frequentare e Antonio viene trascinato in un turbinio di compromessi, ripicche, litigi... degradazione psicologica insomma, a cui si sottomette di buon grado pur di proseguire con l’illusione di avere al suo fianco una donna che lo ama.

Buzzati racconta magnificamente di un amore impossibile, ne racconta con uno stile fatto di pause, di punteggiatura mancante, come un continuo fluire di parole del protagonista a descrivere un sentimento a cui non si resiste, a cui si rimane invischiati senza poter far niente: l’Amore.

Purtroppo l’amore di cui si parla non è autentico, e a vedere la discesa nell’umiliazione, nella ridicolaggine di un uomo maturo disposto a far di tutto per una ragazzetta perfida e subdola, che lo comanda manco fosse un cane, è penoso e frustrante...

Ecco, l’unica pecca del libro è questa incapacità del protagonista di agire seguendo il proprio pensiero invece di lasciarsi mortificare continuamente, dalla prima pagina all’ultima. E il tristissimo finale, anch’esso come tutta la storia sullo sfondo di una Milano grigia e decadente, acuisce maggiormente queste sensazioni di disagio.

Resta comunque un buon libro, di cui ho apprezzato la visionarietà di cui è riempito il testo: oltre alle descrizioni psicologiche Buzzati riesce con poche parole a creare squarci di vita milanese, narrazioni interminabili con pochissima punteggiatura di una metropoli in cui ogni abitante vive, lavora, muore come una formica, tutti vicini gli uni agli altri senza conoscersi... avvilente e affascinante allo stesso tempo.

7/10

Vi segnalo inoltre:

Guarda e cuci

Guarda e cuci - Guarda e cucina

[un libro di cucito e un libro di ricette anche per bambini]

Tina Davis

Edizioni Corraini, 20 € ciascuno

Quando li ho visti in biblioteca non ho potuto non prenderli in prestito!

Sono due libri illustrati, colorati, spiritosi e utili, perfetti da regalare ai bambini; e siccome per utilizzarli serve comunque l’aiuto di un adulto, li si possono usare per passare tutti insieme un pomeriggio in casa. ;-)

Il primo dà le basi per iniziare a capirci qualcosa di cucito: cosa deve contenere il cestino da lavoro della perfetta sartina (o sartino), quali tipi di stoffe esistono in commercio, come si usa il ditale, i punti base per cucire a mano, come si attacca un bottone, ecc. fino alla pratica vera e propria con alcuni piccoli progetti, e siccome non è previsto l’impiego della macchina da cucire, perché si cuciono tutti a mano, sono fattibilissimi anche per i più piccoli.

Il secondo invece è dedicato a chi si cimenta per la prima volta con pentole e padelle: da una prima introduzione sui tipi di utensili che si possono utilizzare in cucina e altre annotazioni generali si passa alle 50 più abominevoli ricette della gastronomia classica americana. Sandwich al formaggio sulla griglia, palline di popcorn (in cui i poveri popcorn vengono sommersi in una glassa zuccherosa e mielosa) e würstel con fagioli, giusto per citarne alcuni, più una quantità sorprendente di dolci, dolcetti e torte che saranno la morte dei denti dei vostri figli.

Peccato, perché se le ricette fossero state meno ameriGane il libro sarebbe stato bello quanto il primo.

img261/8098/guardacoltivaeh0.jpgRecentemente è stato pubblicato anche un terzo volume della stessa serie: “Guarda e coltiva - un libro di giardinaggio anche per bambini”, questo l’ho solo sfogliato in libreria e a prima vista direi sia fatto altrettanto bene degli altri due.

Tutti comunque non sono solo belli da utilizzare, ma anche da vedere perché accompagnati da bellissime illustrazioni d’epoca degli anni ’30-’50, che danno ai libri un tocco in più.

Quindi li consiglio, soprattutto alle mamme e a chi deve fare un regalo a un bambino di cui non conosce bene le preferenze in fatto di libri. Tenete presente però che costano 20 € ciascuno, che infatti mi sono astenuta dal comprarli perché in totale fanno 60 euri... direi mica bubbole!

Sicuramente li prenderò quando diventerò mamma...

domenica 6 luglio 2008

The book is on the table - Parte seconda

Oggi solo una recenZione perché lunga, già pubblicata qui.

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Per il Circolo del Mercoledì

Schiavo d’amore

William Somerset Maugham

Newton Compton [regalo!]

Romanzo di ispirazione autobiografica, “Schiavo d’amore” fu pubblicato dopo “La signora Craddock” e prima di “Il velo dipinto”. Tuttavia per certi aspetti le idee del romanziere Maugham non divergono molto a distanza di anni, e c’è da divertirsi a trovare i collegamenti.

Philip - alter ego di Maugham - rimasto orfano di entrambi i genitori, viene spedito a casa di una coppia di zii che vivono nella carità divina.

La vita con i parenti mai conosciuti prima è difficile e ben presto il ragazzino viene rinchiuso in un istituto per aspiranti servi di Dio: lo zio, vicario, vuole infatti vederlo realizzato nell’ambito ecclesiastico.

Il giovane si sottomette, d’altronde è troppo piccolo per fare diversamente, e accetta a malincuore di passare gli anni più belli della sua infanzia tra quattro mura e subissato di angherie e scherni dei compagni che lo prendono di mira per il suo piede equino.

Raggiunta la maggiore età e assuefatto dallo spirito religioso inculcatogli, decide comunque che nella vita non potrà diventare anche lui prete, ma che deve fare cose e vedere gente (Moretti docet), così abbandona gli studi finali verso l’abito talare e si inerpica sulle montagne tedesche per, così dice, studiare la lingua.

La fine dall’anno sabbatico di Philip coincide con lo sviluppo del libro in maniera più interessante.

Finalmente scopriamo se Philip ha altri interessi nella vita oltre che credere di essere un eletto, un privilegiato intelligentissimo e coltissimo, di circondarsi solamente di persone perbene e a modo come lui, schifando tutti gli altri.

Purtroppo la sua linea di condotta prosegue su quest’onda e dopo varie peripezie che lo portano dapprima a essere un semplice impiegatuccio svogliato, poi a far finta di essere un Pittore (con la P maiuscola...) nell’atmosfera bohemien parigina - tra l’altro con esperienza e conoscenze tecniche pari a ZERO - infine a declamare ai quattro venti di voler diventare “da grande” un medico dopo esser precipitato nel baratro degli homeless umiliandosi (!!) a fare il commesso in un grande magazzino, si ha la certezza di trovarsi di fronte a un personaggio insopportabile, incostante, buono a nulla, ma con così tanta boria e presunzione che da solo si sente sicuro di quello che fa pretendendo anche che gli si dica di essere bravissimo e impeccabile nelle sue azioni e decisioni di vita.

Philip sa SEMPRE di non sbagliare, e qualora le conseguenze dei suoi atti dimostrino invece il contrario, dà la colpa al caso, alla sfiga che lo insegue e alla frequentazione di persone sbagliate che hanno la colpa di perseguitarlo.

E quali sono queste persone negative? Sono tutte, ma proprio tutte, donne.

Gli uomini stanno invece dalla parte dell’olimpo dei magnifici, dei superbi e dei gentleman.

Le donne per Philip sono la cosa più brutta e scassa palle che possa capitare nella vita di un uomo. Nell’ordine quelle che lo tampinano sono: una pedante istitutrice zitella che ha la colpa di essersi concessa a lui e di essersi poi perdutamente innamorata; un’aspirante pittrice inglese conosciuta alla scuola d’arte di Parigi, squattrinata e dagli atteggiamenti maniaco compulsivi; una cameriera bruttina che tirerà per le lunghe il loro rapporto facendo leva sulla debolezza di cuore di Philip; una mediocre scrittrice di romanzi rosa abbastanza intelligente ma non all’altezza del nostro; e infine una giovane e pudica figlia di amici che sarà la donna definitiva della sua vita.

Ora, tutte queste donne tranne l’ultima incarnano tutto ciò che di fastidioso possa esserci in una persona, di qualsiasi sesso sia; ma Maugham fa concentrare e ricadere tutto sull’unico sesso femminile, e arriva anche in alcuni casi a far desiderare a Philip morte violenta per quelle povere ragazze: spesso il protagonista si ritrova a pensare a come ammazzare la persona che in quel momento odia più al mondo e sembra prediligere in assoluto un bel colpo secco alla giugulare con un coltello ben affilato, vedere il sangue colare per il collo della vittima e, presumibilmente, avere anche un orgasmo di onnipotenza mentre quella muore dissanguata. Mah...

I maschi al contrario sono qualcosa di eccelso, senza i quali Philip non riuscirebbe a crescere e a confrontarsi per sviluppare idee e pensieri propri. Anche se in alcuni casi prova astio per alcuni di loro, tutti comunque concorrono alla crescita spirituale e umana del protagonista; e lo stesso decanta gli amici più importanti (e sempre veri gentleman!) di cui si circonda. Sembra quasi che dalla parte opposta delle misoginia ci sia solo l’omosessualità, tanto che Philip durante gli elogi ai suoi compagni usa termini ed esprime la sua ammirazione per loro sfiorando di molto l’innamoramento tipico nei confronti di una persona dello stesso sesso.

E detto per inciso, nemmeno una delle donne da lui incontrate si concede a Philip per vero amore: la prima lo fa inizialmente per attrazione fisica verso un giovanotto piuttosto piacente; con la seconda arriva a stento a un bacio, tanto lei è vista come uno schifoso essere senza grazie; con la terza non batte chiodo; con la quarta si diverte solamente e con la quinta capita in un cespuglio in mezzo al bosco come una scappatella estiva.

Ma perché proprio alla fine Philip capitola e si sposa? Sceglie Sally, così si chiama la ragazza, perché è l’unica a non avere pretese nei suoi confronti, a non forzarlo nelle decisioni, a prendere quei due soli rapporti sessuali come una cosa normalissima, come andare insieme a funghi. Insomma, Sally è l’unica a comportarsi senza usare il cervello e ad assecondare Philip in tutto.

Poteva esserci al posto di Sally Mildred, la cameriera bruttina e ignorante, ma questa nel lungo tira e molla con Philip cerca sempre di imporsi a lui e di non ascoltarlo quando questi la vuole reintrodurre sulla retta e pia via della rispettabilità.

Quindi la donna per Maugham non deve pensare, parlare e tanto meno avere opinioni.

Che bella visione di noi ha questo scrittore...!

Come considerazione conclusiva direi che nel complesso il romanzo è estremamente prolisso e raramente interessante; con un protagonista così arrivare alla fine è difficile e prosegui nella lettura solo per sapere quali altre sfighe gli capiteranno così da poter infierire ancora di più su di lui.

Una nota al titolo tradotto del romanzo: “Schiavo d’amore” non è proprio esatto, perché l’originale “Of human bondage” si riferisce, come giusto, a tutte le schiavitù dell’uomo e non solo a quella dell’amore, tanto che Philip è schiavo di tutto - dell’arrivismo, dei soldi, del sentirsi superiore, della spacconeria - fuorché proprio dell’amore, di cui lui parla ma in termini ben diversi che di amore vero e sincero.

7/10

P.s.: comunque, continuerò a leggere i libri di Maugham, è un autore che vale la pena approfondire!

domenica 29 giugno 2008

The book is on the table - Parte prima

Prima di passare alle recenZioni, due segnalazioni:

Ringrazio Elisaday, Zeruhur e Roberta per la nominescion come Brillante Weblog 2008!

Il premio Brillante Weblog 2008 è attribuito a quei blog che si sono distinti per i contenuti o per l'estetica, con l'intento di promuoverli e incoraggiarne la diffusione virtuale.

Le regole sono queste:
1. Chi viene "nominato" deve scrivere un post sull'argomento, citando l'autore della nomina e indicando il link del suo blog.
2. Nominare a propria volta almeno 7 blog, indicandone nell'articolo i link e avvisando i loro gestori del premio.
3. Esibire, ma questo è facoltativo, il profilo-foto di chi ha nominato e di chi è stato nominato.

Le mie scelte [tra le quali ci sarà sicuramente qualcuno che ha già ricevuto il premio]:

- Libri di donne

- Dimmi, cosa leggi?

- Cabepfir

- The books factory

- I Sognatori

- Harion

- Zeruhur

Ten favourite books I read last year

Questa invece è una catena passatami sempre da Elisaday. Non è stato difficile sceglierne solo dieci, l’anno scorso in fatto di letture molti libri non si sono rivelati molto entusiasmanti...

In ordine rigorosamente sparso:

1. Anna Karènina - Lev N. Tolstoj

2. Espiazione - Ian McEwan

3. Chiedi alla polvere - John Fante [lui non poteva non mancare!]

4. Il velo dipinto - William Somerset Maugham

5. Il diario intimo di Sally Mara - Raymond Queneau

6. Estremi rimedi - Thomas Hardy

7. Arancia meccanica - Anthony Burgess

8. Germinal - Émile Zola

9. Esercizi di stile - Raymond Queneau

10. Poema a fumetti - Dino Buzzati

Se non è problema non nominerei nessuno: mi sono accorta che le cinque persone a cui volevo passare la catena, hanno già partecipato a questo gioco. >.<

E ora un po’ di libri (solo la prima parte) letti mentre ero via dal blog.

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Diario 1938

Elsa Morante

Saggi brevi, Einaudi, 5.16 €

Scritto in forma diaristica, questo piccolo libriccino ci porta nei sogni di Elsa Morante, analizzati e soppesati dalla stessa autrice in cerca di spiegazioni e collegamenti tra i suoi turbolenti sogni e i fatti di vita quotidiana che la lasciano sofferente e depressa.

img56/7485/morantemoraviavf9.jpgTra i più significativi il difficile rapporto d’amore con Alberto Moravia - del quale si parla apertamente solo in casi estremi, in frasi in cui l’autrice palesa il suo disperato bisogno d’amore e di serenità di coppia, mentre per il resto la figura di Moravia resta ai margini, criptica e presentata con una semplice “A.” - mentre le altre preoccupazioni quotidiane prendono forma nei confronti dei debiti a cui Elsa dovette far fronte avendo diversi problemi economici, a causa dei quali si vide anche costretta ad abbandonare gli studi universitari poi mai terminati; e la sua cultura, un altro dei crucci: Elsa sente di avere un pesante divario intellettuale rispetto a Moravia, già affermato scrittore e ricercato positivamente dalla critica.

L’incertezza amorosa, i debiti, gli scritti che attendono da troppo tempo di essere visionati dalle case editrici, il desiderio inespresso di maternità, la ricerca di un equilibrio di vita, è ciò che assilla enormemente Elsa Morante e che si riversa poi nelle sue travagliate notti.

Ma uno spiraglio di serenità lo si ritrova nell’ultima annotazione del diario: Elsa una notte sogna dei fiori rosa, premonitori della scelta decisiva che porterà la coppia a sposarsi nel 1941.

Certo questo piccolo libro non dà informazioni dettagliate sul rapporto tra Elsa Morante e Alberto Moravia, ma nella sua analisi di vari argomenti e situazioni non strettamente collegate alle difficoltà della coppia, si può comunque arrivare a capire a grandi linee quello che i due stavano passando e decidendo per il futuro della loro relazione.

Come sono andate a finire le cose oramai si sa, ma questo testo evidenza quanto i due in fondo si volessero bene e quanto entrambi ci credessero nella loro relazione nonostante le incertezze da superare.

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Cecità

José Saramago

ET scrittori, Einaudi, 11 €

Cosa succederebbe se un strano virus che rende cechi cominciasse a colpire gli abitanti di una cittadina qualunque?

Nel “Saggio sulla cecità” (questo il titolo originale) Saramago analizza i comportamenti dell’uomo nel momento in cui si trova ad affrontare conseguenze a cui non riesce a trovare una soluzione.

E tutto è possibile quando si segue il puro spirito di sopravvivenza, e l’uomo in questi casi non differisce troppo dagli animali...

Un libro inquietante che ti tiene attaccato alle pagine fino alla fine, nell'attesa che un briciolo di speranza appaia prima o poi fra le righe di una brutalità e disumanità agghiacciante.

[sconsigliato agli ipocondriaci]

7½/10

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La signora Craddock

William Somerset Maugham

Newton Compton, 6 €

Critica nei confronti del matrimonio e delle relazioni tra persone di diversa estrazione sociale? Oppure semplicemente disapprovazione verso le regole e le convenzioni sociali che abbattono l’amore e dalle quali nessuno sfugge?

Non saprei quale delle due interpretazioni scegliere, certamente il romanzo oscilla tra entrambe le posizioni senza prenderne una definitivamente.

Il rapporto tra Bertha, ricca e colta signorina di una dinastia decaduta, e Edward, classico zoticone arricchito, segue tutte le tappe di una normale relazione sentimentale: i due si conosco, si cercano ardentemente e, in barba alla disapprovazione dei parenti di lei, Bertha sceglie per il matrimonio e spinge lui ad assecondarla.

Sembrerebbe un matrimonio d’amore e pura passione, ma Maugham preferisce far procedere l’idillio verso il baratro dell’indifferenza, dell’incomprensione, dell’astio e delle cattiverie reciproche.

Bertha ed Edward si sono conosciuti talmente poco prima di procedere verso l’altare che alla fine entrambi saranno reciprocamente per l’altro una continua sorpresa. Edward si rivelerà ignorante e troppo rozzo per la raffinata Bertha, e Bertha si rivelerà troppo passionale e sognatrice per un campagnolo senza pretese.

Ancora una volta Maugham ci presenta personaggi maschili odiosi e gradassi caricandoli però di un’aura di naturalezza e ingenuità - aspetto che ad un attento lettore sembrerà però un chiaro segno di misoginia! - mentre per le donne del racconto destina caratteri isterici e insopportabili per chiunque.

Alla fine del racconto si patteggia per Bertha anche se all’inizio è abbastanza scemotta e sulle nuvole (e comunque ad un uomo come Edward sarebbe impensabile dedicare buoni sentimenti...), ma quello che assurgerà ai cieli della rispettabilità e della bontà sarà solo Edward: amato da tutta la comunità, ritenuto un simpaticone, “alla mano” anche per via della sua sciatteria e il comportamento da burino, e da tutti aiutato a superare l’abbandono momentaneo della cattiva e irresponsabile moglie.

E Bertha? Anche nell’ultima pagina è mostrata come fredda, cinica e altera nei confronti di tutti, marito compreso.

E di fronte a un libro del genere come si fa a non dargli più di:

4/10

giovedì 15 maggio 2008

...


Non avrei mai pensato di scrivere su queste pagine una cosa come questa: giovedì scorso la mia gattina più piccola è stata investita davanti a casa da una macchina.

Da più di venti minuti la cercavamo in giardino e lei non rispondeva come faceva sempre, uscendo dal cespuglio dove si nascondeva di solito per fare gli agguati alle lucertole.

Non vi dico lo spavento e l’angoscia che abbiamo provato io e mia sorella quando l’abbiamo trovata al di là del cancello.

Aveva la pancina schiacciata, ed era già morta.

Il 10 maggio avrebbe compiuto un anno.

Ho pianto per cinque giorni di fila, facendomi prendere dal magone nei momenti più impensabili; soprattutto a casa, quando sono da sola, lo sconforto mi assale anche adesso e non so quanto ci vorrà per superare quello che è successo.

Probabilmente chi non è abituato a vivere con degli animali non capirà il perché di questa mia tristezza e magari riderà, ma tutti gli altri, e soprattutto i gattofili, sono sicura di sì....

Le volevo davvero tanto bene.

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Questa è una foto di un mese e mezzo fa, ne ho fatte tante a lei,

ma questa è una delle uniche due che ci ritraggono insieme...

Mi prendo una pausa, di cui comunque avevo già deciso tempo fa, dedicherò alle recensioni (recenZioni...) molto meno tempo. Stessa sorte per l’altro mio blog di cucito.

Continuerò comunque a collegarmi per vedere se ci sono messaggi, e-mail e commenti nuovi, verrò a trovarvi e, insomma, non sparirò nel nulla.

A presto.

Valeria

mercoledì 7 maggio 2008

Ne è valsa la pena?

Riemersa dal tunnel della sessione d’esame, e dopo un paio di settimane di impegni vari che hanno portato il blog in secondo piano, riprendo con le recenZioni.

Non tutti gli ultimi libri letti si sono rivelati però interessanti e, soprattutto, utili per un approfondimento culturale (ecco il perché del titolo del post)...

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It

Stephen King

Sperling & Kupfer Paperback, Sperling & Kupfer, 12.50 €

Ho impiegato SEI MESI per finire il libro più famoso di Stephen King, quello che trasposto al cinema mi ha fatto passare diverse notti di incubi e spaventi fin da bambina.

Ora però, dopo aver letto 1234 pagine che non finivano più e dopo aver avuto la conferma che Stephen King è uno scrittore dal pessimo stile, posso dire con certezza di aver esorcizzato per sempre l’orrido pagliaccio e i suoi palloncini rossi.

Perché essermi immersa nell’avventura di un gruppo di bambini (poi adulti) verso la resa dei conti con It, aver letto che da soli con le proprie forze quei ragazzini ce l’hanno fatta a sconfiggere il mostro e le loro paure, mi ha fatto capire che era ora di vedere tutta la storia e il mio terrore verso Pennywise come una semplice fobia infantile, ingigantita dalla giovane età che mi faceva vedere quei dentini aguzzi, quella faccia bianca e quegli occhi spiritati più mostruosi di quello che in realtà non erano (e sono).

In conclusione, gli avevo costruito tutt’attorno un alone magico-mitico che superata la lettura dell’intero libro si è dissolto completamente...

Ma ci sono comunque voluti sei mesi di lettura “sofferta”, 1234 pagine da superare e uno stile di scrittura assai scarso - e questo l’avevo già notato in altri libri di King, esclusa la saga della Torre Nera, un vero capolavoro! - che si perde nei meandri di divagazioni tediose, per riprendersi fortunosamente in brani del terrore più fine e ricercato; purtroppo però le pagine di narrazione soporifera sono in eccesso rispetto a quelle in cui tutto porta il lettore a spaventarsi sul serio e a rimanere rapito dal racconto, che così dura ogni volta pochissimi e sintetici paragrafi di pura angoscia.

Lo consiglio comunque come uno dei capi saldi della letteratura horror, anche perché tocca temi come l’infanzia, la crescita verso l’adolescenza, la violenza sui minori e il rapporto con i genitori che, al di là dell’aspetto stilistico, sono descritti in maniera notevole - molto coinvolgenti le parti ambientate nell’estate del 1958 in cui i sette protagonisti sono appunto ancora bambini - e perché la storia, lo svolgimento e il fulcro di tutta la narrazione [It] sono, a mio parere, ciò che nella letteratura del terrore dell’età moderna sia stato scritto di meglio.

7½/10

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La nausea

Jean-Paul Sartre

ET scrittori, Einaudi, 10.50 €

Ne dobbiamo proprio parlare...? Con i tempi che corrono c’è poco da ridere (uau! che luogo comune...) e le elucubrazioni di Antonio Roquentin sulla società, sul ruolo dell’uomo, sul lavoro che aliena la mente e il continuo accavallarsi di responsabilità economiche e affettive nell’arco di una vita umana, sono come non mai attuali, e sorprende il ritrovare le difficoltà dei venti-trentenni degli anni ’30 ancora oggi nel 2008.

Oltre settant’anni di storia dalla pubblicazione del libro di Sartre non sono serviti a migliorare il mondo ma, anzi, si retrocede in tutti i campi. E io un futuro purtroppo non lo vedo.

Dopo questa brevissima recenZione che sprizza serenità verso tutti voi, cari lettori, scommetto che vi ho rovinato la giornata.

...

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Gli indifferenti

Alberto Moravia

Tascabili Bompiani, Bompiani, 9 €

Altro libro allegrissimo.

Incentrato su quattro personaggi che tentano di dare una svolta alla loro vita, il romanzo è il primo di un’ipotetica trilogia del grande Alberto Moravia composta da “Gli indifferenti”, “La noia” e “La vita interiore”.

I quattro protagonisti tentano in svariati modi - tra il portare a termine una grossa truffa, perseverare nella voluttà di una storia segreta, farsi un’amante giovane e perdere la propria verginità - di schiacciare l’indifferenza che ha sempre contraddistinto le loro esistenze: pochi scopi e stentate certezze nella vita al contrario di tanto arrivismo, fastidio verso il prossimo e noncuranza per tutto quello che li circonda. Il tutto nascosto a dovere sotto una patina di apatia che li fa sembrare agli occhi degli altri degli individui rispettabili, o meglio, insignificanti, con poche pretese.

Ognuno di loro però non si accorge che è proprio il personale modo di agire ad essere sbagliato e che, per provocare uno scarto decisivo nelle loro vite banali, ciò che devono compiere è tutt’altro percorso, perché le decisioni prese, come in un circolo vizioso, restano avvinghiate ancora una volta all’indifferenza.

Un romanzo complesso e molto introspettivo, come sempre del resto sono le storie di Alberto Moravia che non cadono mai nella pochezza narrativa, raccontato con una dialettica diretta e semplice, nonostante l’argomento abbastanza ingombrante.

E ammetto che dopo essermi letta tantissimi autori dell’Ottocento (soprattutto stranieri) e aver snobbato per anni quelli italiani contemporanei, “Gli indifferenti” di Alberto Moravia mi ha fatto riscoprire quella enorme parte di letteratura che avevo tralasciato per troppo tempo.

Prossima lettura: “Il disprezzo”!

8/10

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Le 120 giornate di Sodoma

De Sade

Newton & Compton, 5 €

Per questo obbrobrio di libro sarò breve e concisa.

Non mi aspettavo di precipitare nelle turbe patologico-sessuali di un vero maniaco, e nonostante la mia curiosità su tutti i fronti letterari ammetto di aver gettato la spugna poco prima della metà del volume.

Non sono riuscita a digerire l’infinita sequela di basse licenziosità che toccano punte di vero e proprio disgusto in maniera così sfacciata da farmi rimanere basita di fronte a ciò che una mente umana (sia essa sana o deviata) è in grado di partorire.

Elencare gli atti compiuti dai personaggi creati dal Marchese De Sade è inutile; se siete curiosi come lo sono io leggeteli, poi potete comunque abbandonare il volume a vostro piacimento come ho fatto io.

Circa otto anni fa avevo già letto del Marchese “Justine”, ma forse la curiosità della me stessa diciottenne dell’epoca mi aveva spinto ben oltre la soglia della tolleranza, che infatti non ne avevo poi così un brutto ricordo. Oggi però, dopo aver letto ben altri autori erotici (in primis Anaïs Nin) affermo che De Sade non è assolutamente inscrivibile nella cerchia della letteratura erotica ma va pericolosamente oltre. Verso lo schifo.

n. c.