domenica 11 gennaio 2009

5 e 6 gennaio 2009

Un po’ di foto della brinata del 5 gennaio (che però in realtà non è brina ma galaverna) e i 20 cm di neve scesi il giorno dopo. Il 7 gennaio ce n’erano addirittura 40!
Cliccate sulle foto per ingrandirle.

5 gennaio

6 gennaio

[là in fondo si vedono mia mamma, mio papà e, per la prima volta su questi schermi, Toz]

[non volevo dirvelo, ma quello è letame]

[Toz]

mercoledì 7 gennaio 2009

Ciak 2 – fuffe e mezze fuffe

Siccome il 2009 è già bello che iniziato e io sono SEMPRE indietro con le recenZioni del 2008, per i film solo un po’ passabili o brutti mi limiterò a commenti ultraveloci.

Colpo d’occhio

Sergio Rubini

Italia, 2008

Il solito triangolo lui-lei-l’altro inserito questa volta nell’ambiente dell’arte dove alla fine più che una storia d’amore diventa una descrizione di quello che può succedere tra critici perfidi e artisti ingenui macchiandosi di thriller.

Sceneggiatura scarsa che salta troppo da una situazione all’altra, musica pomposa, alla fine a me questo film è sembrato piuttosto mediocre.

5/10

Babel

Alejandro Gonzalez Inarritu

Usa, 2006

Quattro paesi diversi e una manciata di personaggi saranno destinati (aridaje col destino...) a incrociarsi per una sequela di sfighe abominevoli: marito e moglie in viaggio di piacere in Marocco finiscono per vedere la morte in arrivo quando lei viene colpita per caso da un proiettile vagante; i figli, intanto, con la tata vanno a un matrimonio in Messico e dato che la signora ha un nipote coglione si vedono tutti incriminati per tratta di minori (che sarebbero i bambini dei due che stanno in Marocco); nel frattempo l’ex-proprietario del fucile che ha sparato si trova a casa sua in Giappone alle prese con una figlia depressa e per di più sordomuta.

E via di questo passo.

E’ sicuramente un film ben fatto, purtroppo Inarritu ci aveva già rallegrato con quel divertentissssssimo film che era “21 grammi” e se dopo tre anni uno sta lì ancora a deprimersi con sceneggiature cupissime... allora direi che è proprio fissato.

7/10

The king

James Marsh

Usa, 2005

Un altro film angosciante con sempre tra i protagonisti Gael García Bernal - il nipote pirla di Babel – sarà che i claustrofobici cunicoli delle navi militari mi mettono sempre addosso sensazioni non serene, ma già dalla prima sequenza del film in cui vediamo Gael proprio in uno di quei dedali sottomarini, in procinto di congedarsi dall’esercito, già non ero molto appassionata alla storia; da quel momento la psicologia ambigua del personaggio è andata a incentivare negativamente una storia ambientata all’interno di una famiglia bigotta con un padre pastore che va a fare i suoi sermoni in una di quelle chiese americane dove tutti saltano in piedi e gridano “Pray for the Lord!”.

Agghiacciante.

Per farla breve, la tragedia è dietro l’angolo quando l’ex marine ha la certezza che quel degno emissario di dio è il padre che non ha mai conosciuto.

E’ una storia che mi ha lasciata alquanto perplessa e non ne ho capito il senso. Forse è una storia e basta, come un fatto di cronaca di tutti i giorni.

6½/10

Un giorno perfetto

Ferzan Ozpetek

Italia, 2008

Un’altra tragedia annunciata. [Ma che film ho visto nel 2008???]

A me i film di Ozpetek non colpiscono più di tanto ma sono ormai diventati un punto fisso quando escono al cinema – a pari merito con quelli di Woody Allen, ma il secondo è tutto un altro discorso – anche se la sceneggiatura non è originale, perché tratta da un libro di Melania Mazzucco, e quindi al centro non ci sono i soliti benestanti che piangono alla Ozpetek questa storia è tipica del regista turco: qualcuno muore, qualcun altro si dispera, qualcun altro ancora cerca il senso della vita...

Dire che è banale non è la parola giusta, ma anche se la storia è avvincente il modo in cui è narrata e diretta è da sceneggiato tv. Un po’ sempliciotto.

Anche se la scena del tentato stupro mi ha spiazzata per come sia ben riuscita: ha un impatto emozionale e visivo molto forte ed è l’unica cosa che ricordi con “piacere” del film [nel senso che è l’unica cosa buona del film non che mi sia divertita a vedere una donna che viene stuprata, sia chiaro!].

6½/10

Come tu mi vuoi

Volfango De Biasi

Italia, 2007

E’ dal 1900 che noi donne rompiamo le palle per l’emancipazione femminile, questo film invece è tra le opere che abbattono come un colpo di bazooka quegli sforzi fatti finora.

Contenuto del film: lei diventa da bruttina coi baffetti a strafiga bomba del sesso per essere considerata diversamente dal fidanzato che altrimenti la cercherebbe solo per scopare, come aveva fatto fino al momento della trasformazione. E ci riesce: infatti lui poi la va a cercare solo per scopare. Esattamente come prima.

n. c.

Cardiofitness

Fabio Tagliavia

Italia, 2006

Questo film è stato una sorpresa: mi ero aspetta una scemata adolescenziale, nonostante la presenza di un’attrice che ha passato i 20 anni da un po’, e invece è stato un piacevole diversivo per una serata domenicale.

E’ tratto da un romanzo di Alessandra Montrucchio (a me sconosciuta) ed è la cronaca di un amore sbocciato in palestra tra una ventisettenne e un quindicenne condizionato (l’amore, non lui) dagli amici che ruotano attorno alla coppia, prime su tutti le amiche di lei che, impazzite per la bislacca situazione amorosa dell’amica, vogliono sempre dire la loro su quello che lei dovrebbe fare.

Strizza un po’ l’occhio alla cerchia di film nati dopo Amélie Poulain però è divertente, leggero ed ironico.

L’unica cosa che mi preoccupa è che ci sono effettivamente delle ragazze di oggi che a 27 anni, mature e indipendenti, riescono a trovare qualcosa in comune solo con i ragazzini in età puberale. Ed è penosissimo...

6½/10

Vicky Cristina Barcelona

Woody Allen

Usa, 2008

Vi starete chiedendo come mai l’ultimo film di Allen è capitato tra le mezze fuffe del 2008 e non tra i migliori.

Beh, effettivamente questo ultimo prodotto lo metterei alla pari con “Sogni e delitti” visto all’inizio del 2008, e a parte la bella fotografia, i colori saturi e quattro attori bravi (Penelope Cruz, Scarlett Johansson, Patricia Clarkson e un Javier Bardem assolutamente da sbaaaaavo) la sceneggiatura è una commediola comune dove si infiltra un tentato omicidio e un piccante rapporto lesbico di cui non si vede niente e che è tutto sulla parola.

Per il resto all’arrivo dei titoli di coda ho fatto spallucce e me ne sono tornata a casa.

6½/10

La zona

Rodrigo Plà

Spagna, Messico, 2007

Nel paradiso terrestre che è il complesso residenziale “La zona” posto al centro di Città del Messico e delimitato da muri in cemento e filo spinato, vive beatamente un gruppo di messicani benestanti circondato dalla perfezione di aiuole ben rasate, villette in stile “Desperate Housewives”, mastodontici campi da golf e scuole prestigiose per i figli adolescenti.

La tranquillità e l’atmosfera idilliaca verranno però cancellate dall’intrusione di un gruppetto di ragazzi che vive di espedienti e che abita al di là del muro.

Quando la felice comunità scoprirà di avere degli “estranei” all’interno del quartiere la situazione si ribalterà senza un lieto fine: compariranno inaspettate pistole da sotto ai letti e il panico dilagherà tra tutti i cittadini.

E a quel punto ci si renderà conto che l’omertà, la corruzione e l’egoismo sono sempre stati presenti anche in quel piccolo Eden.

Rieccoci con le paranoie post 11 settembre.


6/10

lunedì 5 gennaio 2009

“Cosa che tu vuoi fare?”

Ovvero: evoluzione del vampiro dal 1897 al 2005

Si può mettere a confronto un classico della letteratura ottocentesca con uno assolutamente commerciale nato solamente qualche anno fa? Certo che no. Ma visto che mi è capitato di leggere i due testi a breve distanza l’uno dall’altro, a me andava di farlo. Ahahahah.

E si mettano l’animo in pace i sostenitori di Bram Stoker.

Dracula

Bram Stoker

Bur, 7.40 €

Forse ho sbagliato libro.

Come può il film di Francis Ford Coppola essere così noioso nell’originale???

Il racconto di Bram Stoker in realtà è un romanzo epistolare che affascina solamente per le prime 72 pagine con il diario di Jonathan Harker imprigionato nella casa del terrore; poi si trascina fino a pagina 500 in una sequela di lettere, telegrammi, messaggi e altri diari (basta, vi prego!) di un gruppo di personaggi accumunati per un motivo o per l'altro dalla stessa intenzione: far fuori Dracula.

Personalmente queste epistole e paginette di diari segreti sono di una noia mortale inframmezzate da frasi come "Egli era vibrante di passione" (??) e dall'insopportabile dialettica astrusa del Dottor Van Helsing che parla così: "Cosa che tu vuoi fare?", e di conseguenza direi che 428 pagine consecutive composte in questa maniera porterebbero chiunque all'esasperazione.

Se nel film la tensione erotica era ampiamente presente in scena, nel libro l’unico passaggio che “forse” potrebbe essere osé è il brano in cui Mina sembra avere un approccio spinto con Dracula, ma è tutto velato e anonimo, e addirittura nella prefazione Vittorino Andreoli tira in ballo pure la fellatio, lo sperma e Leopold Sacher-Masoch famoso credo solo tra chi studia il rapporto tra psicologia e sesso perverso e a me solamente perché Filippo Timi ci ha fatto sopra un film che non ha visto NESSUNO a parte i soliti soggetti di sesso femminile attratti esclusivamente dall’aitanza fisica del suddetto attore - e quindi idem per la sottoscritta.

Ecco, sono pure andata fuori tema e questo spiega ampiamente quanto mi sia piaciuta ‘sta palla di libro.

Però prima di chiudere la recenZione spenderei ancora una parola riguardo l’introduzione di Vittorino Andreoli (si vede che non l’ho digerita, eh?!), che è sciapa e sembra essere buttata lì ad inizio volume così a casaccio a parte l’aneddoto del perché il "pene" viene abitualmente chiamato "uccello" - unica cosa davvero interessante.

Per favore non fate commenti da osteria.

5/10

Twilight

Stephenie Meyer

Fazi Editore, 9 € (o giù di lì)

Una romantica storia adolescenziale si tinge d'azione e horror per le inclinazioni vampiresche del personaggio maschile.

Pur essendo sdolcinato e troppo leggero, questo primo episodio di una serie in corso di pubblicazione ha il fascino del primo bacio, la scoperta mai provata prima dell'altro, i tentennamenti verso l'età adulta.

Emozionante per le ragazzine di oggi, per chi invece quel periodo l'ha già passato da un po' il libro si rivelerà assolutamente nostalgico e piacevole.

Ovviamente sono presenti forzature, stupidaggini e melassa a volontà, però i due protagonisti li ho trovati semplicemente amabili - lei goffa e ancora ancorata a 17 anni all'adolescenza infantile; lui enigmatico e tenebroso – e nella sua frivolezza questo libro a me è piaciuto un casino.

E siccome la babbaggine può colpire anche chi ha già compiuto 27 anni (sigh) la sottoscritta si è fiondata a inizio dicembre in libreria per accaparrarsi il secondo e terzo volume della serie in inglese.

E ho detto tutto.

7½/10

sabato 27 dicembre 2008

Buone feste (in ritardo!)

The undomestic goddess

Sophie Kinsella

Dell Publishing Company, acquistabile su IBS

[pubblicato in Italia da Mondadori nella collana Oscar bestsellers]


Nuovo personaggio per i libri di Sophie Kinsella: Samantha Sweeting, 29 anni, brillante avvocato la cui unica ragione di vita è... il lavoro.

E oltre a quello non ha nient'altro da fare. Niente fidanzati, niente serate con gli amici, niente pranzi in famiglia.

Questa situazione tetra cambierà completamente per un grave errore lavorativo.

Cosa succederà a Samantha ve lo lascio scoprire da voi.

Certo è che le trame della Kinsella si fanno sempre più bizzarre e anormali e il divertimento non manca, se non fosse che il finale appare scontato già dopo 1/4 del libro (!!) e che l'happy end è d'uopo.

Beh, è un libro un po' banale ma se non altro si tiene in allenamento l’inglese (dico sempre così con i libri della Kinsella...).


[Libro letto per la sfida di San Valentino del gruppo Readers Challenge]


6/10



Nemico, amico, amante...

Alice Munro

Super ET, Einaudi, 11.50 €


Nove racconti di donne che cercano la propria strada, l'indipendenza, l'amore o che si ricordano dei tempi passati.

Racconti femministi da una parte e dall'altra racconti che, analizzando l'animo femminile, affrontano anche temi come la morte, la malattia, il rapporto tra i sessi.

A ciascun racconto corrisponde così una figura di donna che sta vivendo situazioni famigliari non felici e quello che mi è subito balzato agli occhi è che in ogni racconto c’è qualcuno che o si suicida, o viene investito, o scappa dalla propria vita, o muore di malattia.

Squarci di vita famigliare non troppo allegri quindi, ma dai quali la donna ogni volta protagonista ne esce circondata da un’aurea di imbattibilità e voglia di vivere.

Le donne della Munro se la cavano da sole e rivendicano la loro personalità, questo però senza che la stessa autrice dia loro una mano per superare tutte le brutture quotidiane: la Munro infatti racconta in maniera distaccata e clinica quei nove differenti momenti di vita e lascia che le protagoniste piangano, ridano, si disperino senza il conforto di un giudizio da parte dell’autrice.

L’imparzialità per me è stato un ostacolo durante la lettura e avrei preferito almeno un po’ più di coinvolgimento della Munro nel narrare.

Non metto in dubbio comunque che i racconti siano perfetti e calibrati ad ogni termine e virgola, ma non riesco a dargli una votazione alta appunto per la freddezza narrativa.

6½/10


Come procede il vostro periodo di vacanza?? Io quest’anno sotto l’albero non ho trovato nessun libro, dato che è stata una mia esplicita richiesta: con ancora una trentina (o forse più) di libri in attesa sul comodino ho pensato fosse meglio così... altrimenti chi si salva più!

Ancora auguri!

mercoledì 17 dicembre 2008

Come dio comanda - libro/film


Come dio comanda

Niccolò Ammaniti

Scrittori italiani e stranieri, Mondadori, 19 € [me l'hanno prestato]

Come dio comanda

Gabriele Salvatores

Italia, 2008

Il fine settimana appena trascorso l’ho passato ingobbita a leggere-leggere-leggere l’ultimo libro di Ammaniti perché lunedì sera dovevo andare al cinema a vederne il film. E nonostante mi sia fatta venire la gobba e gli occhi strabici ero arrivata a ieri pomeriggio con ancora sul groppone 50 pagine da finire, però ce l’ho fatta.

Dato che il film non differisce molto dall’idea originale di Ammaniti procederei a farne un discorso generale.

Protagonisti sono Rino Zena e suo figlio tredicenne Cristiano, una famiglia tutta al maschile che senza la presenza di una donna a bilanciare i due componenti principali si è vista propendere per una vita fatta di dissolutezza e pochi ideali positivi: Rino, alcolizzato e disoccupato cronico, ha cresciuto da solo suo figlio, la moglie scappata chissà dove, e l’unico insegnamento che ha saputo dargli è stato quello di essere violento e tirare fuori i coglioni ché altrimenti gli altri ti schiacciano.

Ma Cristiano mal si presta alle idee aggressive del padre e, contrapposta alla visione che Rino ha della vita e a come la conduce in pratica – scazzottate, sesso con chi capita, sbornie e scatti d’ira –, il ragazzino cerca di sopravvivere solo e senza amici in una quotidianità fatta di scuola e giri a vuoto in squallidi centri commerciali, con il persistente terrore di essere diviso dal padre e spedito in qualche centro per ragazzi disagiati.

L’unica cosa positiva che infatti Rino ha sempre dimostrato per il figlio è l’amore viscerale che prova per lui, il bisogno più fisico che mentale di saperlo vicino considerandolo una propria appendice; e lo stesso fa Cristiano nei suoi confronti nonostante entrambi stiano sempre lì a recriminarsi l’uno contro l’altro in un continuo rapporto d’amore/odio.

Fanno da contorno alla triste e violenta vicenda di Cristiano e Rino tanti personaggi più o meno miseri quanto loro che nel libro e nel film vengono però trattati in due modi diversi: se Ammaniti dà risalto anche alle storie di contorno ampliando così le sfaccettature di uno stesso mondo, nel film diversi personaggi vengono cancellati per dare più spazio alla sola storia secondaria di Quattro Formaggi, uno degli amici di Rino.

Ma non è un difetto, perché così facendo Salvatores è riuscito comunque a mostrare e raccontare le stesso cose del libro, tagliando e accorciando ma inserendo nel personaggio di Quattro Formaggi e negli altri rimasti un po’ tutto quello che per forza di cose è stato eliminato.

Ero molto curiosa di vedere come Salvatores avrebbe interpretato i numerosi cambi di punti di vista del libro: nel racconto ogni episodio è visto alternativamente con gli occhi di tutti i personaggi che in quel determinato brano appaiono, provocando così a volte un po’ d’ironia nel vedere come ognuno può interpretare diversamente la stessa cosa; Salvatores toglie da subito quel po’ di umorismo e punta tutto sulla colonna sonora che si comporta come diretta espressione delle azioni e dei pensieri dei personaggi, modulandosi soprattutto in base alla rabbia e alle emozioni forti che essi provano, in quanto nel film come nel romanzo non c’è MAI felicità o serenità. E’ in tutto e per tutto una storia di violenza, e la colonna sonora così malinconica e prepotente è davvero la massima espressione di tutti i pensieri e le analisi che Ammaniti dà ai suoi personaggi nella carta e sottolinea, come le parole nel libro, quanto ognuno di loro sia allo stesso tempo buono e cattivo, la duplicità delle loro vite, di come nessuno sia definitivamente innocente e nemmeno totalmente malvagio.

Per me non ci sono mancanze né difetti nell’interpretazione che Salvatores ha dato del libro, quello che mi ero immaginata leggendo è stato ampiamente riprodotto sullo schermo, merito anche di un gruppo di attori bravissimi tra i quali mi ha molto impressionato Elio Germano (Quattro Formaggi) alle prese con un ruolo certo non facile.

L’unica cosa che ho notato con un po’ di disappunto è che Ammaniti pur avendo costruito una storia bellissima e ad averla raccontata in maniera scorrevole e realistica, non si è ancora comunque distaccato dai soliti temi che ha affrontato finora nei suoi libri: quelli cioè di una provincia desolata, di bambini alle prese con eventi troppo grandi per loro, di un agognato riscatto da una vita incolore. E come sempre in un certo senso vira ancora sul lieto fine dato che in questa storia dio decide comunque di mandare un po’ di calma nelle vite disgraziate di Rino e Cristiano.

In sostanza sia il libro che il film sono state delle belle esperienze, il film soprattutto per quanto riguarda l’impatto visivo ed emozionale con la bellissima colonna sonora composta dai Mokadelic [qui potete sentirne alcuni brani], e poi c’era Filippo Timi (Rino).

FILIPPO TIMIIIIIIIIIIIIII...

8/10 a entrambi