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martedì 30 marzo 2010

Smaltire gli arretrati

Gli ultimi film visti nel 2009 (era ora, visto che fra poco è Pasqua... del 2010).

Il giardino di limoni (Lemon tree)

Eran Riklis, 2008

Due donne diversissime per estrazione sociale e soprattutto per nazionalità - una, vedova palestinese, vive del solo sostentamento della sua piantagione di alberi di limoni; l’altra è la moglie del Ministro della Difesa israeliano sempre indaffarata ad organizzare cene e feste lussuose - finiranno per sentirsi empaticamente vicine quando la prima sceglie di andare contro la politica, il potere e i soprusi per evitare che i suoi alberi vengano recisi per decisione del Ministro di cui sopra.

La situazione, già spinosa così, si complicherà ulteriormente quando la vedova inizierà una relazione dai toni melò con l’avvocato che la aiuta nella battaglia.

Alla fine del film non ci sono vincitori, gli uomini (l’avvocato e il ministro) piegano il loro volere alle convenzioni imposte dalla società, al successo e al denaro; le donne, dopo tante giuste lotte, finiscono per essere anche loro vittime dello stesso sistema rimanendo sole come e forse più di prima.

Non c’è proprio pace.

7/10

District 9

Neil Blomkamp, 2009

Gli alieni sono tra noi, vivono dagli anni ’80 a Johannesburg segregati nel Distretto 9 - una favelas, baraccopoli, campo di concentramento tra denutrizione, sporcizia, violenza e mafia aliena - ma ora è arrivato il momento di cacciarli.

Un ricercatore dal cervello un po’ pompato dall’ego finisce per diventare suo malgrado il paladino della rivendicazione dei diritti di quegli alieni maltrattati, e il film diventa così una retorica denuncia nei confronti del razzismo ai danni degli immigrati (impersonificati appunto con gli extra-terrestri) e un’accozzaglia di effetti speciali con sbudellamenti e sparatorie a brucia pelo.

I due generi - etico e fantascientifico - in questo caso non vanno molto d’accordo...

4/10

Woodstock - Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock)

Michael Wadleigh, 1970

Il 21 agosto del 1969 mezzo milione di giovani si riunirono nel terreno di una fattoria nelle vicinanze di Woodstock per celebrare sedici ore di pace, libertà, amore e musica.

Il documentario segue fin dai primi momenti organizzativi la creazione del Festival, dal lavoro dei tecnici e i manovali fino all’arrivo dei primi giovani da tutta America; quando il concerto inizia la folla continua ad arrivare fino ad intasare tutte le strade statali del circondario con conseguente fastidio degli abitanti del posto.

Tra le sequenze che ripropongono i cantanti e le band che si alternarono sul palco di Woodstock si può assistere anche alle paranoie di chi era affetto da sostanze stupefacenti, a Richie Havens senza denti, alla nascita di un paio di bambini, all’acquazzone che rese tutto una montagna di fango, a Joan Baez in attesa di suo figlio, ad interessantissime interviste fatte direttamente agli spettatori da cui emergono i loro intenti di partecipazione all’evento, a scene di vita quotidiana tra un bagno nel lago e la fila per un panino...

Alla fine il documentario si chiude con le decadenti immagini degli ultimi rimasti che vagano fra gli oggetti dimenticati tra poltiglie di rifiuti.

Tutto sommato non era esattamente così che mi sarei aspettata di vedere finire IL documentario per antonomasia su Woodstock, però restano i bellissimi ideali di una generazione votata alla pace, la loro musica e una tecnica di ripresa e montaggio in anticipo sui tempi: ci si trovano tantissimi spunti che verranno poi ripresi nell’arte di “fare video-clip” (come le immagini suddivise contemporaneamente in più riquadri).

9/10

Baarìa

Giuseppe Tornatore, 2009

L’ultimo film di Tornatore è un affresco sulla Sicilia degli ultimi cinquant’anni attraverso il racconto biografico di una famiglia di Bagheria.

Però ricordo con piacere solo i trailer visti in tv - dove la scelta di mostrare in sequenza immagini mute accompagnate solo dalla colonna sonora è stata azzeccatissima - e la stessa colonna sonora firmata da Ennio Morricone; perché purtroppo i 150 minuti di film mi sono sembrati una pubblicità patinata sparata in loop sulla Sicilia di altri tempi.

6/10

Twilight

Catherine Hardwicke, 2008

Eccolo pure nella mia lista di film visti nel 2009: “Twilight” non ha proprio bisogno di introduzioni, tutti sanno cos’è e di cosa parla e della sua relazione diretta con la saga scritta da Stephenie Meyer. Le connessioni però con il bel (sì, lo ri-ammetto) libro originale prendono però al cinema una piega un po’ ridicola, dalla recitazione troppo impostata e ammiccante, ai tagli e alle invenzioni di trama create appositamente, ai capelli di cemento alla Big Jim di Carlisle, alla scena della partita di baseball in cui agli attori era stato detto “Fate i fighi e credeteci! Ciaaaak!”, alla ridicolissima lotta tra James e Bella, ma soprattutto la cosa sorprendente è la totale mancanza di tensione emotiva in Edward che pure sta vivendo una situazione affettiva molto difficile e tentatrice.

Il film quindi è adatto a teen-ager in preda a turbe ormonali che potranno così trovare una “valvola di sfogo” in Robert Pattinson, per tutti gli altri che hanno amato il libro direi di lasciar perdere.

4/10

giovedì 21 gennaio 2010

Altri film 2




Il matrimonio di Lorna (Le silence de Lorna)


Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2008



Ho scoperto i fratelli Dardenne ormai dieci anni fa con “Rosetta”, tristissima storia di un’adolescente sola in cerca di affetto, un amico, un lavoro, di una vita normale insomma.


Anche ne “Il matrimonio di Lorna” protagonista è una giovane donna e in più immigrata nel Belgio contemporaneo fatto di traffici loschi e malavita; Lorna bazzica questo ambiente perché le servono i soldi e la cittadinanza belga che le permetteranno di costruirsi la vita sognata con il suo fidanzato Sokol. In che modo? I malavitosi a cui si è affidata le hanno trovato un tossico che diventerà suo marito giusto il tempo per darle la cittadinanza, poi divorzieranno. Ma la lentezza burocratica - famosissima in Italia - pare essere uguale anche in Belgio e il capo della banda decide allora di sbrigarsela in un altro modo, a patto che Lorna stia zitta.


E ancora una volta i Dardenne si accaniscono sui loro personaggi mettendo in scena tragedie di vita impossibile, serenità zero - a parte uno sprazzo a metà film, ma che poi serve solo per far virare la storia in un tunnel che sfiora la pazzia...


Un film decisamente amaro e buio, seppur girato e recitato molto bene.



7/10





Sister my sister


Nancy Meckler, 1995



Agli inizi degli anni Trenta Christine e la sorella minore Lea lavorano come domestiche nella casa di una ricca vedova e di sua figlia. Detta così la trama non sembra dare chissà che spunti narrativi ma subito dalle prime sequenze il film mette in luce il morboso affetto che lega le due sorelle e che chiaramente il film non finirà benissimo.


Ispirato ad un vero fatto di cronaca diventato noto come “Il caso delle sorelle Papin” avvenuto in Francia nel 1933, il film non è mai uscito in Italia e la visione quindi è da considerarsi nella sola lingua originale (inglese), ma non preoccupatevi ché le battute sono essenziali e tutta la storia è incentrata più che altro sulle tensioni emotive e di rabbia repressa delle due sorelle, chiuse tra le quattro mura domestiche in un’atmosfera claustrofobica, buia e lugubre.


Le due, felicissime di lavorare insieme e quindi di non essere più costrette a vivere e a mantenersi in luoghi separati, servono ossequiosamente la padrona e la figlia, sbrigano le faccende di casa sempre a testa china e l’unico sfogo che entrambe hanno è il pochissimo tempo trascorso, loro due sole, nella loro minuscola e spoglia cameretta destinata alle inservienti.


Ma la vicinanza affettiva tende ben presto a diventare ossessione e a trasformarsi in attrazione sentimentale e fisica. La repressione psicologica a cui le due sono costantemente costrette dalla padrona, porta le sorelle a meditare anche sulla loro condizione di sottomissione e all’ennesimo rimbrotto della signora Christine e Lea danno sfogo alla loro rabbia.


Come finisce la vicenda ve lo lascio scoprire da voi (su Wikipedia e in rete potete trovare qualche articolo), chiaro è che le due sorelle tanto sane di mente non erano e il fatto di vivere in una condizione di servilismo ha sicuramente influito peggiorando le cose.


Il film è tetro, lento, quasi assente la colonna sonora, però riesce bene ad analizzare e a raccontare un dramma sociale e psicologico in cui il divario di classe ha avuto la maggior parte delle colpe.



8/10





Valzer con Bashir (Waltz with Bashir)


Ari Folman, 2008



La guerra in Libano e i massacri di Shabra e Chatila avvenuti nel 1982 sono raccontati in questo documentario costruito sottoforma di film d’animazione.


Interviste, ricordi, autoanalisi e psicoterapia sono gli elementi che porteranno il regista, trasposto in disegno insieme a tutti gli altri protagonisti, a far luce su quegli avvenimenti di guerra che un’amnesia da choc gli aveva fatto perdere completamente dalla memoria.


Ari Folman, ex soldato israeliano, era stato spettatore di quella strage nei campi di rifugiati palestinesi e il film, tassello dopo tassello, si compone e rivela le atrocità della guerra attraverso anche atmosfere quasi oniriche, ovattate, che danno alla storia un velo di irrealtà per poi arrivare all’ultima sequenza spiazzante di spezzoni originali girati sul posto al termine della carneficina.


E’ un film che evidenzia il rimorso, le colpe nascoste e l’oblio dei ricordi, un avvertimento a che non accadano più e non si scordino fatti di questo tipo.



9/10

sabato 2 gennaio 2010

Altri film

L’onda (Die welle)

Dennis Gansel, 2009

In assoluto il film più bello visto nel 2009: un gruppo di studenti prende in esame e ricrea “dal vivo”, incitato dal professore dichiaratamente anarchico, l’autocrazia con lo scopo di dimostrare che un regime dittatoriale di quel tipo non può, nel 2009, prendere più piede. I ragazzi, presi dalla foga per un’attività che li accumuna e li fa sentire tutti molto uniti tra loro, finiscono però per far degenerare l’esperimento sociale (il gioco) in qualcosa di molto pericoloso...

Interessantissimo l’argomento preso in esame, il film fa capire come basti poco a far trasformare un’ingenua provocazione (quella del professore) in uno sfacelo maniacale, e il bello è che la storia si basa su di un vero fatto di cronaca avvenuto a Palo Alto, California, nel 1967.

9/10

Intimacy - Nell’intimità (Intimacy)

Patrice Chéreau, 2001

Un uomo e una donna si incontrano periodicamente nella casa fatiscente di lui per fare sesso, senza parlarsi e senza tanto meno esternare qualcosa, anche solo vagamente, della rispettiva vita privata.

Avendo schippato tutte le sequenze, schiacciando play solo su quelle di trombaggio, non è che riesca a commentare “adeguatamente” questo film...

voto non pervenuto

Casomai

Alessandro D’Alatri, 2002

Nel caso si possa sapere in anticipo il futuro, cosa potrebbe capitare ad una giovane coppia agli inizi della loro relazione matrimoniale e da lì in poi?

Stefania Rocca e Fabio Volo sono i due sposini protagonisti che si troveranno a dover fare i conti con crisi pre e post parto, discriminazioni sul lavoro perché ormai aventi famiglia e figli a carico, corna, scazzi con i suoceri, problemi di soldi e i soliti amici stronzi che dopo il pranzone del tuo giorno di nozze non ti si filano più.

Una storia molto generalista, piena di luoghi comuni e macchiette tra i vari personaggi che risultano di conseguenza stereotipati. La recitazione è assai scadente e poi a che serve, dopo aver incentrato tutta la storia su una sequela di sfighe e problemi esistenziali e di coppia, terminare il tutto con un finale consolatorio?

2/10

Amami se hai coraggio (Jeux d’enfants)

Yann Samuell, 2003

Due bambini perfidi e vendicativi si perseguiteranno per tutta la vita combattuti tra amore e odio. Da adulti i due trasformano i giochi e le ripicche in sadismo, e la storia prende una piega surreale e macabra che non ho digerito molto.

4/10

Ora o mai più

Lucio Pellegrini, 2003

David ha praticamente finito gli studi di Fisica a Pisa, per tutta la durata del periodo universitario si è comportato da studente modello con in testa l’idea fissa di laurearsi perché a casa lo aspetta la famiglia e un futuro lavorativo assicurato.

Ma in concomitanza con le agitazioni studentesche contro il G8 del 2001, David decide di provare a vivere la sua vita senza essere più influenzato dai genitori.

Classica presa di coscienza a scoppio ritardato di un venticinquenne che scopre di avere ambizioni anche di vita sociale (mai frequentata prima) e di avere in lui anche un no-global latente. Pretesto per mettere in scena gli avvenimenti politici e sociali ancora oggi controversi avvenuti, nel caso specifico di questo film, a Bolzaneto nell’estate di quell’anno.

‘Nzomma... scialbo e poco coinvolgente.

5/10

mercoledì 16 dicembre 2009

Sognare?


Requiem for a dream

Darren Aronofsky, 2000


Trasposizione cinematografica del bellissimo e psichedelico libro di Hubert Selby Jr.

Le tecniche computerizzate del nuovo millennio hanno influito positivamente sulla messa in scena dei pensieri e dei disturbi psico-fisici dei quattro protagonisti con sequenze sincopate da simil-video clip, e anche se l’ambientazione è slittata dagli anni ’70 al 2000 l’importante è come il regista sei comunque riuscito a mantenere un continuum col testo originale (vabbeh, a parte qualche particolare modificato...).

L’ho visto in lingua originale e devo dire che ho fatto una fatica tremenda a stare dietro all’accento americano nasale che affliggeva TUTTI gli attori, ma ho apprezzato comunque la loro altissima bravura, soprattutto con sorpresa quella di Jared Leto piacente frontman dei 30 Seconds To Mars [e vaaaai che è uscito il nuovo album] in questo film emaciato ai limiti dell’anoressia per esigenze di copione.

Da ricordare la dramaticissima e straziante scena della telefonata (vi lascio il link diretto perché il codice di incorporamento di questo video non esiste!):


http://www.youtube.com/watch?v=lgjpN69VyGI


9/10



L’arte del sogno (La science des rêves)

Michel Gondry, 2005


Mi sono rotta un po’ i coglioni a sorbirmi la trama di questo film in cui un lui arrivato in Francia dal Messico, con conoscenza del francese scarsa, si innamora della dirimpettaia di pianerottolo con equivoci ed errori da principiante imbranato.

L’unico aspetto interessante è la serie di fantasiosi e buffi giochi onirici concretizzati da pupazzi in pannolenci, plastilina e scene in stop motion.

Per il resto... RONF.


5½/10



Il grande sogno

Michele Placido, 2008


Tre coetanei si incontrano durante i mesi più fervidi del ’68 italiano: Nicola è un aspirante attore piegatosi alle circostanze della vita e arruolatosi poliziotto; Libero è uno studente universitario, di famiglia proletaria, militante nel movimento studentesco; Laura è anche lei una giovane universitaria ma di famiglia borghese e dai principi cattolici rigidissimi.

I tre diversissimi mondi dei protagonisti si scontreranno complice ovviamente la realtà politica e sociale in grande cambiamento e i tre, coinvolti attivamente nella rivoluzione epocale, finiranno per fare i conti con le loro scelte e i loro sogni di vita.

Detto ciò il resto del film poco si concentra sui movimenti e le ideologie del periodo, avevo bisogno di un film che mi spiegasse come-dove-perché della nascita del Sessantotto ma “Il grande sogno” è per l’80% la storia di un triangolo amoroso e il racconto personale di tre persone e le rispettive famiglie (cane compreso).

L’unica cosa che ne ho ricavato è il sentore che a conti fatti il ’68 sia servito poco o niente per il rovesciamento effettivo delle filosofie e dei dogmi contestati.


6/10...?

martedì 3 novembre 2009

Boys don't cry | Lasciami entrare | The millionaire | Arrivederci ragazzi



Boys don’t cry

Kimberley Peirce, 1999

Basato sulla vera storia di Teena Brandon - una transgender di soli 21 anni assassinata a colpi d’arma da fuoco da due conoscenti nel 1993 - il film presenta una marea di anacronismi rispetto alla vera vicenda di questa ragazza e di tutti quelli che ne furono coinvolti.

Non badando alle licenze narrative il racconto è comunque toccante e durissimo nella assurda violenza che fa da contrappunto a tutta la storia. E’ angosciante seguire gli ultimi giorni di vita di una ragazza che voleva solo affermarsi per quello che in realtà si sentiva fin da bambina, e vedere che capita proprio nel posto sbagliato per farlo: un paesino del Nebraska pieno di fanatici razzisti dalla mentalità retrograda...

Consiglio di leggere però le numerose pagine (sia in italiano che in inglese) a lei dedicate in internet e a guardare su You Tube “The Brandon Teena Story”, un documentario diviso in parti in cui la maggior parte delle persone che furono coinvolte sono lì intervistate, così da avere un quadro più chiaro di questa vicenda che comunque nel film è romanzata.

8/10

Lasciami entrare (Let the right one in)

Tomas Alfredson, 2008

Tratto dal romanzo di Jon Lindqvist il film ne rimane abbastanza fedele pur apportando diversi tagli che ne sconclusionano un poco la trama. E’ anche lento ma gli argomenti di base - l’amicizia tra due ragazzini diversi e il vampirismo atipico - insieme all’ambientazione notturna nel bianco accecante della neve svedese lo rendono un film discreto.

Non capisco però perché il protagonista debba avere sempre il moccio al naso...

7/10

The millionaire (Slumdog millionaire)

Danny Boyle, 2008

Vincitore assoluto degli Oscar 2009 “The millionaire” mette in scena temi sociali (sfruttamento di minori, povertà, malavita) che non possono non toccare lo spettatore; se poi ci si aggiunge una eterna storia d’amore tra due giovani che si cercheranno per tutta la vita allora è facile che il film soddisfi tutti quanti.

E’ un film poetico, a volte ironico, con un’ottima colonna sonora e girato con un buon uso dei flash-back, ma l’ho trovato un po’ troppo compiacente: insomma, a chi non piacerebbe essere al posto di quel ragazzo anonimo che riesce a diventare milionario? Così, trovandoci tutti a parteggiare per lui - poveraccio orfano che si è costruito una vita rispettabile solo con le proprie forze tra agghiaccianti realtà - si finisce per trovare il film spettacolare, meraviglioso e fargli vincere un botto di Oscar...

scontato

Arrivederci ragazzi (Au revoir les enfants)

Louis Malle, 1987

Ringrazio calorosamente colui il quale ha scritto la trama sul retro della custodia del suddetto dvd: c’è scritto tutto, ma proprio TUTTO, il film!

A parte questo “piccolo” inconveniente ho guardato rapita questa pellicola di un bel po’ di tempo fa in cui, sullo sfondo delle leggi razziali e delle deportazioni durante la II Guerra Mondiale, nasce e si consolida l’amicizia tra due ragazzini studenti in un collegio cattolico.

Uno dei due però è un ebreo lì nascosto con la complicità degli stessi frati che dirigono l’istituto.

E’ un film sull’amicizia, una denuncia ai pregiudizi razziali e la storia della crescita traumatica di giovani ragazzi ingenui che si ritrovarono uomini consapevoli dopo aver assistito alle atrocità della guerra. Commovente e durissimo il finale.

Lo consiglio vivamente.

8/10

mercoledì 21 ottobre 2009

Wong Kar-Wai

In the mood for love

Wong Kar-Wai, 2000

Hong Kong, 1962. Su Li-zen (lei) e Cho Mo-wan (lui) sono vicini di casa; essendo i rispettivi coniugi molto “impegnati” per lavoro i due, spesso soli e abbandonati nel triste caseggiato in cui vivono, finiscono per stringere una delicata amicizia.

Attraverso continue ripetizioni musicali, d’inquadratura e di battute si arriva al colpo di scena rivelatore che farà beffe della candida ingenuità di entrambi.

Una storia poetica, sì, ma leeeeenta. Tuttavia lo rivedrei seduta stante per ri-osservare dal primo all’ultimo i meravigliosi cheongsam indossati dalla protagonista femminile.

6/10

2046

Wong Kar-Wai, 2004

Ho fatto partire il dvd e ho perso la pazienza dopo 35 minuti.

Se cercavate un commento del film non chiedetelo a me.

n. c.

As tears go by (Mongkok Carmen)
Wong Kar-Wai, 1988

Ah Wah (l’unico cinese figo in tutta la Cina, credo) è un piccolo malavitoso di provincia combattuto tra il mantenere la sua dignità di balordo e il cambiare vita totalmente. L’improbabile arrivo del personaggio femminile, una sua cugina alla lontana (!), mette ulteriormente in crisi Ah Wah.

Le cose si complicano maggiormente quando i due si scoprono innamorati e, nel frattempo, un amico di Ah Wah, teppistello alle prime armi, riesce a far incazzare di brutto una banda rivale.

A pestaggi, risse e attentati in punta di coltello viene contrapposto l’amore tra i due giovani innamorati, ma chi vincerà tra il mondo della malavita e quello roseo di una vita insieme?

Film bellissimo, lirico e commovente, qui Wong Kar-Wai ha dato il meglio arrabattandosi con evidenti carenze nella fotografia e nella direzione delle scene di pestaggio di massa. Ma cosa gli è successo dopo, con la fama e le nuove tecnologie cinematografiche? E perché i film che ha girato poi li ho trovati tutti brutti???

8/10

giovedì 15 ottobre 2009

Rieccoli

Da mesi non scrivo dei film che ho visto, ho perso un po’ di interesse nel farlo ma la voglia di andare al cinema no, quella non mi passerà mai! Così la lista del 2009 nel frattempo si è allungata parecchio.

Sono in vena però di riordinare le impressioni su quello o quell’altro film e senza impegnarmi (ma l’ho mai fatto prima? ah ah!) ho scritto brevissimi commentini riguardo le pellicole di cui non mai ho parlato.

Ecco, per i prossimi mesi qui si parlerà di cinema solo nel modo seguente:

Parigi (Paris)

Cédric Klapisch, 2008

Un film corale dove tutti si incontrano per caso in una Parigi celebrata in scontatissime sequenze da cartolina. Si infiltra anche un’orribile scena girata in 3D e un’atmosfera malinconica e un po’ stantia (il solito cliché dei parigini un po’ mesti) che ovviamente non sempre porta a lieto fine le numerose storie incrociate. Il film si salva sulla sufficienza solo perché mette ad accompagnamento il brano “Gnossiennes n. 3” di Eric Satie.

6/10

Racconti da Stoccolma (När mörkret faller)

Anders Nilsson, 2006

Anche qui ci sono delle storie che si intrecciano, ma sono storie di violenza e soprusi sulle donne e, in secondo luogo, una vicenda thriller che ha per protagonista un uomo coinvolto in un episodio di malavita.

Ovviamente la parte che più è interessante vedere è quella incentrata sulle vicende di due donne - una giovane ragazza mediorientale e una madre in carriera - osteggiate in tutto e per tutto dai rispettivi uomini di famiglia. La prima si trova costretta a fuggire di casa perché troppo emancipata per le regole, gli usi e i costumi arabi e nemmeno l’intercessione della sorella minore servirà a sistemare le cose; la seconda invece è ostacolata nell’ascesa carrieristica da un marito violento e vittima (sicuramente) di qualche scompenso psichiatrico...

E’ un film molto crudo ma troppo classico nel suo modo di mettere in scena questo tipo di denuncie sociali e la durata totale del film così abnorme non mi spiega il perché di un finale affrettato e fin troppo lieto.

6/10

L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (O ano em que meus pais saíram de férias)

Cao Hamburger, 2006

Credo sia fra i pochi ad aver trovato questo film veramente noioso, lungo e per niente leggero nei toni che avrebbero dovuto invece smorzare il triste argomento degli attivisti politici fatti sparire durante gli anni della dittatura brasiliana.

...

Il dubbio (Doubt)

John Patrick Shanley, 2008

Tratto da una pièce teatrale il film risente di un’ammorbante lentezza e di tempistica in scena troppo legata alle regole del palcoscenico (tanto valeva una simulazione alla “Dogville” di Lars Von Trier!); nonostante la bravura dei tre attori principali (Meryl Sreep in primis) la noia regna sovrana in un film il cui messaggio alla fine non è ben chiaro: il dubbio sull’effettiva colpevolezza del prete accusato di pedofilia rimane chiudendo quindi la storia in un nulla di fatto.

5/10

Inkheart - La leggenda di cuore d’inchiostro (Inkheart)

Iain Softely, 2008


Approvato a pieni voti il romanzo originale di Cornelia Funke, la sua trasposizione invece perde tutta la bellezza trasformandosi in un fantasy con effetti speciali a iosa, e in cui dell’amore per la lettura e l’istruzione praticamente ne rimane solo una traccia nascosta dietro sequenze che puntano esclusivamente al sensazionalismo. Nessun attore spicca particolarmente né per bravura né per, al massimo, impegno nella recitazione.

Insomma, puro intrattenimento per giovani menti. E io ormai ho già dato.

5/10

giovedì 21 maggio 2009

Happy go lucky | Water | Away from her

La felicità porta fortuna - Happy go lucky (Happy go lucky)

Mike Leigh

Gran Bretagna, 2008

La felicità porta fortuna? NO. Semplicemente la felicità aiuta a superare le sfighe della vita, gli imprevisti e a prendere tutto quello che accade con più scioltezza.

Poppy, la protagonista single indipendente e un po’ sopra le righe del film, è l’esempio che con un po’ più di serenità si vive meglio; e rispetto agli amici e ai conoscenti che la circondano - con le loro paturnie, le insicurezze e la serietà troppo ostentata - la sua formula di vita sembra essere quella ideale per non ritrovarsi a cinquant’anni con la cirrosi e il livore cronico.

Il comportamento di Poppy ogni tanto è portato all’eccesso, ma è interessante notare come la sua filosofia sia assolutamente applicabile alla vita di chiunque, certo però con qualche piccolo ritocco (come quell’entusiasmo pomposo sbandierato 24 ore su 24).

Comunque, provate a seguire almeno per un giorno il motto di Poppy. Vi assicuro che un po’ di nervosismo vi sarà risparmiato alla fine della giornata...

8/10

Water

Deepa Metha

India, 2005

La condizione della donna in India è presa in esame in questo bellissimo e commovente film di una regista indiana che ho scoperto da poco.

Alla fine degli anni ’30 la piccola Chuyia rimane vedova a soli otto anni, i genitori non possono fare altro che affidarla ad una delle case in cui le vedove, per “tradizione”, devono vivere in comune e in perenne penitenza aiutandosi reciprocamente.

Ma Chuyia è solo una bambina e in mezzo a donne mature o già molto anziane non riesce ad accettare la sua nuova vita a cui è obbligata.

L’amicizia con la giovane Kalyani, abbandonata lì dalla sua famiglia quando era anche lei molto piccola, l’aiuterà a infrangere con spensieratezza certe regole di convivenza imposte da una comunità di donne da tempo costrette in quella condizione e quindi ormai frustrate, malinconiche e senza speranza per il futuro.

Quando Kalyani si innamorerà ricambiata di un coetaneo ricco, istruito e dall’indole rivoluzionaria (segue infatti gli insegnamenti di Gandhi) la comune di vedove verrà messa sottosopra da un avvenimento così impensabile per loro perché cresciute con regole e dogmi rigidissimi.

Il triste finale e la postilla aggiuntiva prima dei titoli di coda pongono l’accento su una situazione che è rimasta invariata dagli anni Trenta a oggi. Soprusi, violenza, prostituzione imposta e costrizioni di vita assurde continuano ad essere all’ordine del giorno per 35 milioni di donne indiane rimaste vedove.

Consiglio di vedere il film oltre che per l’argomento di denuncia trattato anche per come è costruito e diretto: la fotografia è davvero suggestiva e dai colori caldi, così in contrasto con il penoso tema analizzato; la colonna sonora merita un ascolto a parte e non solo durante la visione del film. Peccato solo per il doppiaggio italiano molto poco convincente.

P.s.: “Water” è l’ultimo capitolo di una trilogia composta da “Fire” e “Earth”.

9/10

Lontano da lei (Away from her)

Sarah Polley

Canada, 2006

Alla fine del primo tempo si sono accese le luci in sala e ho beccato una decina di persone sedute con me nelle ultime due file che tiravano su col naso e si asciugavano gli occhi.

E’ un film STRAZIANTE come pochi: una coppia matura deve fare i conti con la malattia di lei (il morbo di Alzheimer) e con la dolorosa decisione di un ricovero forzato in una clinica specializzata. I due dovranno restare così lontani l’uno dall’altra e quello che non riuscirà mai ad accettare la separazione sarà il marito.

L’intero film è scandito dalla solitudine, i repentini cambiamenti di carattere e umore di cui comincia essere affetta lei per via della malattia, la depressione, i ricordi che pian piano si cancellano del tempo felice che non tornerà più, ancora la solitudine e la solitudine e di nuovo la solitudine. Si soffre davvero a guardare il progredire della malattia nella protagonista e ad assistere ai tentativi di lui di sentirsi meno solo e abbandonato.

E quando l’Alzheimer avrà fatto tabula rasa nei pensieri e nella memoria di lei, che cosa succederà a questa coppia che si è sempre amata visceralmente da 44 anni?

Tratto da un racconto di Alice Munro - scrittrice canadese che non amo molto, pur riconoscendole grandi doti narrative - il film non è come si potrebbe invece pensare patetico e pesante, analizza certo un argomento molto triste e difficile ma racconta soprattutto dell’amore di due persone e della complessità di un sentimento che nemmeno messo così a dura prova riuscirà ad esaurirsi facilmente.

8½/10