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sabato 11 giugno 2011

Letture di aprile (3/3)


Fuori tempo massimo! siamo quasi a metà giugno e non ho nemmeno recensito le letture di maggio... ;P



Tamara Drewe
Posy Simmonds
Nottetempo, 18 €


Pubblicato in origine a puntate sul The Guardian, questo graphic novel ha avuto un boom di consensi e pubblicità grazie al film che recentemente ne è stato tratto; personalmente le prime dieci pagine le ho trovate fastidiose: troppa arroganza e vanità tra i personaggi che stanno passando un periodo di riflessione in un cottage meta di scrittori e intellettuali, poi il racconto comincia a dividersi tra i vari punti di vista (giocando anche graficamente con i diversi caratteri tipografici, uno per ogni personaggio) ed entrano in scena equivoci e battibecchi, fa la sua comparsa la giovane Tamara Drewe che, tornata in campagna dopo tanti anni, ha acquisito il fascino e il potere di condizionare anche involontariamente le relazioni interpersonali tra i vari abitanti del cottage (suoi vicini di casa) facendo saltare e ingarbugliare rapporti e (presunte) certezze che comunque erano già in bilico e stavano solo aspettando il colpo di grazia.
Il tono ironico, da commedia, è alla base di tutto il volume e il fatto che sia un “fumetto” permette di assistere anche a giochi visivi come il trascorrere del tempo in una tavola e, negli interi capitoli, al passare delle stagioni - siamo pur sempre nella bellissima campagna inglese e il cottage sede degli eventi è immerso in un’atmosfera agreste di grande fascino.
La boria delle prime pagine va a scemare grazie anche ai cambi di punti di vista già citati sopra, che così danno più ampio respiro alle riflessioni e ai pensieri di ciascun protagonista e il graphic novel tende a diventare quasi un romanzo vero e proprio.
E’ un libro divertente, con quel pizzico di cinismo tutto inglese, mi è piaciuto soprattutto per l’ambientazione e come l’autrice sia riuscita a dare a ciascun personaggio una caratterizzazione ben definita.

La chicca: le due pecore in copertina alla sinistra di Tamara...!


8/10



Vi lascio con le foto del primo dei MIEI girasoli sbocciato.





sabato 5 giugno 2010

Libri illustrati e graphic novel


Io aspetto...
Davide Cali e Serge Block
Edizioni EL, se riuscite a trovarlo in libreria (cosa poco probabile, purtroppo) costa 13.50 €

Disegni minimali in bianco e nero e un filo rosso che collega tutte le pagine del libro. Si presenta così “Io aspetto”, storia per immagini di un bambino che cresce, si innamora, si emoziona, ride, soffre, affronta e partecipa ad avvenimenti importanti e pian piano invecchia; è incredibile come basti un po’ di inchiostro e un gomitolo di lana per raccontare la vita e commuovere tanto, ma tanto TANTO.


10/10

click to zoom


Ariol. Un asinello come me e te | Ariol. Il Cavalier Cavallo
Emmanuel Guibert e Marc Boutavant
Fabbri, 12.50 € entrambi

Ariol è molto famoso in Francia, protagonista di strisce a fumetti in cui il mondo è abitato da animali che vivono, vanno a scuola, fanno la spesa, lavorano, giocano, vanno al cinema come gli umani. Lui è un asinello occhialuto che ha come mito il Cavalier Cavallo, un supereroe equino di cui insieme agli amici imita le gesta; vive con la mamma e il papà in un appartamento arredato Ikea (vedere il fumetto per crederci! XD) e con entrambi affronta, come normale per un bambino, ops, asinello della sua età, qualche piccolo capriccio ma anche momenti di tenerezza.
I due libri sono suddivisi in episodi che anche se letti a caso non influiscono sulla continuità della storia e delle avventure di Ariol, e in ogni capitolo si parla di vita quotidiana in un modo in cui l’insegnamento dell’etica è sempre presente ed è stemperato da ironia e spensieratezza.
Un ottima serie utile anche agli adulti e dal cui successo è nato anche un cartone animato selezionato l’anno scorso per partecipare al Festival Internazionale del Cinema d’Animazione di Annecy.


10/10


Dykes
Alison Bechdel
Bur-Rizzoli, 21 € (rimortacci!)

Alison Bechdel è una grande fumettista americana di cui per fortuna si sono decisi a tradurre in italiano anche le strisce quindicinali “Dykes to watch out for” apparse dal 1983 al 2008 su diverse riviste praticamente improbabili da trovare in Italia.
Il “Dykes” pubblicato da noi però è solamente una selezione dei 527 episodi originali, e la cernita l’ha fatta Francesco Pacifico. Quindi non ho ancora capito se il nostro “Dykes” è uguale a “The essential Dykes to watch out for” di cui questo dovrebbe (?) essere la traduzione italiana.
Boh.
Comunque l’importante è che mi sono potuta immergere nella vita di un gruppo di lesbiche lavoratrici, indipendenti, all’avanguardia e impegnate politicamente nell’America degli ultimi 25 anni, traendoci un certo spassoso interesse nel seguire le loro relazioni sentimentali, gli avanzamenti di carriera, i litigi, i tradimenti, i disguidi con i vicini, le nascite dei figli, i matrimoni e la felicità esistenziale raccontati con ironia e sagacia. Insomma, tutta una vita è racchiusa in questo volume, ed è una summa dello sviluppo e anche dei fallimenti dell’inserimento degli omosessuali nella società contemporanea; qui ovviamente si parla praticamente solo della cerchia delle sofisticate e intellettualissime lesbiche dell’american middle class [gli uomini - se e quando ci sono - sono o gay oppure di passaggio nel gruppo], e ammetto che non di rado i loro contorti discorsi politico-economico-sociali pressati in balloon minuscoli sono stati, ad un primo impatto, di complicata comprensione, poi però ci si abitua e il meccanismo si fa più fluido, la vita quotidiana delle multietniche protagoniste prende maggiore rilievo ed è bello soffermarsi non solo per apprendere meglio quel discorso, ma anche per osservare i disegni che col tempo si fanno più maturi, meno abbozzati, le espressioni, i volti e i corpi diventano molto più realistici (con la pancetta e le imperfezioni dell’età che avanza), e come il tempo passa anche loro - Mo, Jezanna, Lois, Clarice, Sparrow e le altre - maturano e le loro conversazioni, le loro priorità evolvono.
Unica pecca: il costante e ripetitivo volersi ghettizzare delle protagoniste, l’apice si tocca quando a Sydney viene diagnosticato il cancro e la sua compagna Mo le suggerisce di partecipare ad un gruppo di auto aiuto di “Donne Lesbiche Che Hanno Il Cancro”... (sigh!)
Nel complesso però è davvero un ottimo volume che conferma la bravura di questa autrice.

P.s.: sorvoliamo su quell’agghiacciante “invertite” spiaccicato così in copertina, e sulla caterva di errori di battitura in un volume che, visto il non esiguo costo pari a 21 euri, ci si aspetterebbe maggiormente più curato!

10/10


L’albero di Natale
Hans Christian Andersen
Illustrazioni di Marc Boutavant
Rizzoli, 15 €

La storia dell'abete che per tutta la vita non è riuscito ad apprezzare i lati belli della sua esistenza ma solo a lagnarsi e a invidiare gli altri alberi, l'ho trovata deprimentissima (al di là dell'utilissimo messaggio). La cosa che mi aveva attirato di questo libro infatti è un'altra: i disegni. Firmati dall'illustratore francese Marc Buotavant - lo stesso della serie di Ariol l'asinello - hanno un gusto un po' retrò che mi hanno ricordato da subito un libro di fiabe della mia infanzia illustrato con lo stesso stile. Purtroppo non so nemmeno se qui in casa ci sia ancora quel libro, di cui non ricordo nemmeno il titolo; mentre lo cerco almeno ho questo che è un degno sostituto. ;-)
Se vi capita di vederlo in libreria, sfogliatelo. Rimarrete rapiti anche voi dalla bellezza dei disegni!


10/10 per le illustrazioni

sabato 27 febbraio 2010

Furore | Il gioco del trono | Il gusto del cloro

Furore

John Steinbeck

Best seller Tascabili, Bompiani, 9.50 €

La famiglia Joad, poverissima e senza più casa, parte su un furgone scassato dall’Oklahoma per raggiungere la terra promessa: la California, dove si dice che c’è abbondanza di lavoro, ricchezza e dignità per tutti, unico posto vivibile in quello sfacelo della Grande Depressione.

I Joad percorreranno la famosissima Route 66 fra difficoltà immani e privazioni di ogni tipo, mentre la famiglia si disgrega, la tensione diventa sempre più palpabile e l’approssimarsi delle verdi e rigogliose terre californiane rivela in realtà che il sogno di una nuova vita dignitosa è e resterà, appunto, solo un sogno.

All’impresa di questa famiglia il libro affianca capitoli pedagogici sulla situazione politica ed economica dell’America di quegli anni, capitoli in cui prosegue la descrizione della perdita della speranza e del montare dell’odio tra persone sfruttate e sofferenza persistente, scenari tristi e desolanti di un passato attualissimo.

8/10

Il gioco del trono - Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco vol. 1

George R. R. Martin

Le grandi saghe Fantasy, Urania, 7.50 € [edizione conforme all’originale americano, si trova solo in edicola]

Il tomo primo di questa saga mi ha accompagnata per tutta l’estate e l’autunno del 2009, lunghissime sono state le ore di lettura (sé vabbeh, lo ammetto che ho letto nel frattempo anche un sacco di altre cose, come mio solito...) ma mi sono sorpresa nel constatare che, pur non amando le epopee infinite suddivise in “quattrocento” volumi (per arrivare a leggere la parola fine de Le Cronache dobbiamo aspettare ancora un imprecisato numero di volumi), questa serie fantasy mi ha tenuta incollata alle pagine.

Numerosissimi sono i personaggi e gli intrecci che li vedono protagonisti in intrighi di corte, politici e sentimentali; tutto nel mondo dei Sette Regni è complesso: dalle descrizioni di ambienti, vestiario, azioni belliche, alle dinastie e ai casati regnanti e non - con tanto di appendice in fondo al volume per rinfrescare la memoria su chi sia quel cavaliere piuttosto che quella ragazzina - fino ad arrivare al punto forte del libro, cioè le psicologie dei protagonisti davvero realistiche e attraverso le quali impari a conoscere ognuno di loro, caratteristica che ha giovato a favore di questo primo capitolo dato che non mi aspettavo da un “fantasy” con presenza (seppur irrisoria e sporadica) di draghi e magia nera una tale profondità e meticolosità nella messa in scena di personalità così sfaccettate.

Altra particolarità di questa serie sono le scelte attuate dall’autore in merito alla fine dei suoi personaggi, se uno di loro deve morire non aspettatevi che questo venga prontamente salvato in extremis... no, nelle Cronache questo non succede, di conseguenza niente è scontato.

E l’incalzante alternarsi dei punti di vista, in base ai quali vengono poi suddivisi i capitoli del libro, ti spinge ad andare sempre più in là, ancora più in là durante la lettura; cosa succederà a Tyrion rinchiuso nell’allucinante prigione di casa Arryn? E la giovane Arya, rimasta sola con l’unica difesa del suo spadino di legno? Per non parlare di quella caga cazz... oh, scusate... di quella insopportabile Principessa Daenerys, al momento il personaggio più odiato della serie ma che inspiegabilmente attendevo con curiosità di rincontrare tra le pagine della storia, vuoi per il suo passato travagliato e la presenza di un fratello despota e quasi pazzo, vuoi per il suo inserimento in un clan di “selvaggi” così distanti da lei, ma non sicuramente per il suo carattere un po’ frignone...

Questo è quanto, ricordatevi però una cosa: come è scritto a pag. 775 qui “non ci sono eroi”, perché “nella vita sono i mostri a trionfare”. Ecco, qui in sostanza di guerrieri invincibili non ne troverete. Troverete solo un mondo di uomini che vivono o sopravvivono ad eventi creati e condizionati da loro stessi.

In totale, la vita vera.

9/10

Il gusto del cloro

Bastien Vivès

Black Velvet, 18 € [sono tanti ma sono spesi bene!!]

Verruche? Qui non si prendono.

In una piscina pubblica due giovani ragazzi si incontrano per caso. Non sappiamo i loro nomi e i loro appuntamenti settimanali si basano soprattutto sul linguaggio corporeo che su grandi discorsi per conoscersi meglio.

L’atmosfera ovattata e tranquilla che dà l’acqua e la costruzione stessa delle tavole mono colore (verde acqua) ti danno l’impressione di star davvero galleggiando con i due protagonisti nella stessa piscina.

Bellissima e da apnea la sequenza finale dove entra in gioco anche un po’ d’irrealtà...

Aspetto con impazienza il seguito (“Dans mes yeux”).

9/10

mercoledì 24 giugno 2009

A metà strada tra un romanzo e un graphic novel

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Diario di una ragazzina

Phoebe Gloeckner

Fernandel, 15 €

Densissimo diario semi-autobiografico della quindicenne Minnie che nell’arco di un anno (il 1976) cerca di capire sé stessa, di accettarsi, di fare esperienze e di arrivare insomma ad una maturità sia fisica che mentale in quel periodo post-hippy di confusione e libertà.

Non mancano quindi esperimenti sessuali al limite (lesbo e etero), sfoghi psicotici da crisi adolescenziale, delusioni e smacchi da mandar giù con l’aiuto di droghe e alcol, la voglia di cancellare per un momento lo schifo che è la vita.

Alcune parti del diario sono raccontate a vignette oppure accompagnate da tavole singole, tutte in bianco e nero [chissà perché mi ero fissata di trovare disegni a colori... forse per via dei toni sgargianti della copertina?] ma nulla di così eccelso, anche se nelle ultime pagine il tratto si fa più sicuro.

Purtroppo nemmeno la parte scritta del romanzo è davvero ottima, gli riconosco però un certo realismo anche se forzato e eccessivo - mi riferisco, ad esempio, alla parte in cui Minnie finisce per vagabondare in strada e a sentirsi una vera tossica, o alla relazione lesbica con due coetanee. Episodi e argomenti di quel genere mi sembrano un tantino stereotipati.

Interessante e ben riuscito è però il finale: la rivalsa di Minnie sul confusionario e frustrante periodo appena passato è conquistata nel momento in cui riesce a ridere in faccia con superiorità all’ex compagno della madre che l’aveva sedotta e abbandonata.

6/10

giovedì 4 giugno 2009

Fumetti, libri illustrati e un saggio

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Quando non c’era la televisione

Yvan Pommaux

Babalibri, 22.50 € [io per fortuna l’ho trovato scontato al 30%!]

Com'è la vita di un ragazzo di otto anni, in una grande città nel 1953?

In questo libro illustrato per bambini (ma non solo!) seguiamo, ahimè frettolosamente, alcune tappe della vita di Mario attraverso bei disegni particolareggiati ma poco "descritti", spiegati a parole. La minuzia delle illustrazioni lascia così un po' indifferenti quando ci si accorge che qualche didascalia in più, al posto di misere freccette e quattro parole stiracchiate, avrebbe aumentato ulteriormente la grande validità di questo libro.

Resta comunque un buon prodotto fonte di curiosità e graficamente molto accattivante, un buon regalo da fare a un giovane lettore che scoprirà nuove maniere di divertimento con poco e che soprattutto non implicano l'utilizzo della tristissima e asettica tecnologia odierna.

7/10

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Tutta colpa del ’68 - Cronache degli anni ribelli

Elfo

Garzanti Libri, 13 €

Rinaldo è uno studente di Architettura a Milano, frequenta la Statale e comincia ad avvicinarsi attivamente ai grandi movimenti politici del '68-'69.

Le sue scelte di vita lo porteranno a schierarsi sempre dalla stessa parte e a seguire gli stessi ideali in una Milano che cambia e che oggi nel 2009 si fatica ormai a riconoscere in queste memorie scritte e disegnate da Elfo.

nostalgico

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Fun home - Una tragicommedia famigliare

Alison Bechdel

24/7, Rizzoli, 18 €

Letto nel febbraio 2008, risucchiato poi nelle profonde vastità svedesi della mia libreria Billy...

Alison Bechdel racconta il difficile rapporto col padre e la scoperta della propria omosessualità in questo romanzo-fumetto in cui le tavole più che altro fanno da accompagnamento alle didascalie. Cioè: la scelta stilistica dell'autrice di accompagnare le vignette con frasi e descrizioni anche molto articolate fa passare - secondo me... - la parte illustrata del libro in secondo piano.

Direi che in questo caso ci troviamo di fronte a un romanzo guarnito di illustrazioni più che a un graphic novel nel vero senso della parola.

Comunque è un buon fumetto, e mi è piaciuto un casino soprattutto per (e come) la tematica viene trattata.

Poi se siete attratte/i dalla letteratura queer (come me) questo libro è perfetto.

P.s.: peccato per i refusi di traduzione...

8/10

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Sto diventando mia madre

Anne Taintor

Magazzini Salani, 10 €

E' un favoloso, minuscolo libriccino di illustrazioni retrò accompagnate da caustiche didascalie che mettono in discussione il mito della famiglia felice (americana e non) e quello del ruolo di moglie-casalinga-madre devota e complice tra le quattro mura famigliari.

Perché, insomma, "la vita domestica è una vera gioia... ma specialmente quando qualcun altro la fa per te"!

9/10

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Gatti in crisi d’identità - Tre racconti, due gatti e novanta cArtigli

Serena Vitale, Vladimir Novák

Salani, 10 €

Tutta la mia attenzione è stata attirata dalle divertentissime e belle miniature che il marito dell'autrice ha disegnato per lei e che hanno per oggetto improbabili rivisitazioni di celebri dipinti adattati alle sembianze feline dei due mici di casa, Nina e Yorick.

I tre racconti invece... non mi hanno colpita per niente e quindi perché parlarne?

7/10

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Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere

Sylvain Maréchal

Archinto, 9.50 €

Contenuto: vi basti il titolo per sapere l’oggetto di questo piccolo saggio...

Letto oggi nell'anno 2009 questo "progetto di legge" redatto da un illuminista (!) nel 1801 finisce per essere una totale baggianata.

Sono passati 208 anni dalla sua prima pubblicazione e il tempo trascorso da allora rende questo testo, oltre che datato, anche ridicolo e privo di senso.

Esempio: "n. 37, Considerando che le donne più colte e istruite non hanno mai arricchito le scienze e le arti di alcuna scoperta. [...] Neppure l'invenzione del tulle si deve a una donna".

Datemi un motivo per consigliarne e promuoverne la lettura OGGI, perché a me l'unico che mi viene in mente è che così ci si può divertire a dare del pirla all'illustre autore Sylvain Maréchal.

terrificante

giovedì 31 gennaio 2008

Reader challenge e fumetti

Sono in ritardo di tre giorni ma ci tenevo comunque a dedicare un post a una reader challenge iniziata il 27 gennaio e organizzata insieme a Cecilia ed Arianna [non ha quindi a che fare col gruppo di Anobii Readers Challenge].

Oggetto della sfida è il romanzo “Suite francese” di Irène Nèmirovsky, e la scelta del titolo e della data di inizio non sono state casuali: il 27 gennaio è il Giorno della Memoria e, per chi non conoscesse la storia personale della scrittrice, anche Irène Némirovsky fu deportata prima nel campo di Pithivier e uccisa poi ad Auschwitz, lasciando incompiuta quella che sarebbe stata un’opera monumentale in cinque parti che doveva raccontare i cambiamenti della Francia sotto il dominio nazista, e di cui riuscì a scrivere solo i primi due romanzi - “Suite francese” appunto.

Questa ci è sembrata una maniera decorosa per commemorare le migliaia di vittime della Shoa.

P.S.: ringrazio la Cecilia che su mia richiesta ha “prodotto” il banner che vedete sopra!

Altro avviso: è finalmente pronto il mio secondo blog! Non tutti ne erano al corrente, quindi non stupitevi se non capite di cosa sto parlando. :-P

Lo trovate ici.

Ora passerei alla prima parte di recensioni degli ultimi fumetti letti. Niente manga questa volta.

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“Notte putrescente” di Suehiro Maruo: lui viene definito il De Sade del Sol Levante, ed effettivamente il ribrezzo che provo a leggere lo scrittore francese è lo stesso che ho provato nell’osservare le tavole di questo fumettista giapponese.

La differenza è che le situazioni disegnate da Maruo sono per lo più legate alla sfera onirica; niente sembra avere un senso nei racconti brevi che compongono il volume, dove gente comune - per lo più bambini - è sorpresa in atti lussuriosi o sadomasochisti, dedita a coprofagia, sevizie, omicidi, voyeurismo, stupro, con un continuo accento su menomazioni fisiche e infermità (quasi tutti i personaggi sono affetti da malattie veneree o mentali, e spesso si ritrovano guerci o addirittura senza un arto).

La quotidianità surreale è accompagnata a volte da brevi discorsi dei protagonisti e descrizioni assolutamente insensati, che accentuano maggiormente l’assurdità dei racconti.

Non si può però fare a meno di rimanere quasi affascinati dalle tavole di Maruo, dal suo stile che si rifà a quello degli anni ’50 dai disegni puliti e belli da vedere; purtroppo l’orrore del contesto rovina un po’ la bravura dell’autore e alla fine del volume si è anche un po’ schifati da tutto quella decadenza angosciante.

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“I coniglietti suicidi” vol. 1-2 di Andy Riley: una mandria di conigli che non vogliono più vivere è la protagonista di queste strisce umoristiche. I quadrupedi si ingegnano in tutti i modi per morire nelle maniere più atroci e/o assurde facendoci scappare qualche risata e/o rimanere “un po’ così” per il metodo scelto con riferimenti storici tutt’altro che divertenti (nazisti, Saddam Hussein, i militari sbarcati in Normandia, ecc...).

Per soli (si fa per dire) 20 € vi portate a casa entrambi i volumi, ma dato che sono i classici libricini telegrafici che ti porti in bagno quando soffri di stitichezza [Arianna, ti ricorda qualcosa? ;-P], leggeteveli direttamente in negozio, va’.

P.S.: io li ho presi in biblioteca.

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“Il cancro mi ha reso più frivola” di Miriam Engelberg: come sorridere sulle drammatiche conseguenze della scoperta di avere un cancro al seno.

Miriam Engelberg, americana, è riuscita in questo volume a descrivere con leggerezza e ironia le fasi della malattia, il rapporto con il proprio partner e la vita sessuale destinati a cambiare, il ruolo degli amici con tutte le falsità del caso che ne derivano, il rapporto coi medici e soprattutto con il proprio corpo, con l’essere donna.

Ogni argomento è affrontato in brevi e semplici capitoli, dove anche lo stile a volte un po’ infantile dell’autrice (che di strisce a fumetti si è sempre occupata per lavoro, ma per le quali ha sempre e solo curato i testi) ti porta a vedere tutto con più serenità e a ridere delle battute su argomenti, che nella realtà, sono alquanto deprimenti.

Un fumetto di cui consiglio davvero la lettura, e che sarà capace di aiutare tutti, sia chi (purtroppo) è malato che chi no, a vedere la vita in maniera diversa, a non essere pessimisti, a prendere le cose così come vengono con più spensieratezza.

Questo per me è IL libro che sarebbe bello vedere distribuito negli ospedali, al contrario di “Cancer Vixen” di cui parlerò più sotto.

Purtroppo Miriam è morta alla fine del 2006...

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“Monsieur Jean” vol. 1-2-3 (Non è mai troppo tardi - Felici, anche se non sembra - Come se piovesse) di Dupuy e Berberian: letti mentre ero in stato comatoso da influenza prima dell’arrivo delle vacanze natalizie, mi hanno aiutato a passare in maniera divertente e con un po’ di malinconia un paio di pomeriggi da ammalata.

I tre volumi seguono i cambiamenti della vita di Jean, giovane trentenne di Parigi che ha appena scritto un libro di grande successo.

Nel primo episodio il duo di disegnatori francesi ci presenta Jean, la banda di amici che lo tartassa e qualche sua sporadica conquista sentimentale, sempre però passeggera: perché in fondo “non è mai troppo tardi” per continuare ad essere “giovani” e perseverare nella vita da single tra situazioni divertenti e spesso assurde.

Tuttavia Jean frequentemente cade vittima dello spleen: ad esempio quando vede i suoi amici portare avanti più o meno seriamente una relazione con una donna o quando il lavoro di scrittore subisce degli arresti improvvisi. E il fumetto lì prende una sfumatura malinconica e riflessiva tra ricordi nostalgici di amori passati e d’infanzia perduta.

Nel secondo episodio avviene uno scarto decisamente non poco importante: via via tutti gli amici di Jean finiscono per mettere la testa a posto e c’è chi aspetta un bambino, chi si sposa e chi si ritrova completamente solo con un figlio non suo da mantenere.

Lo stesso Jean quindi è posto di fronte alla realtà, e ancora una volta tra ricordi e introspezione psicologica si arriverà a un finale a sorpresa.

Nell’ultimo volume pubblicato in Italia Jean ha completamente stravolto la sua vita, ma non dirò di più, svelare la trama non è proprio utile!

Dirò soltanto che dopo aver accettato di buon grado la sua nuova vita, Jean ogni tanto si farà prendere dal panico e... riuscirà a superare la crisi d’identità del trentenne che ormai si è accorto di essere adulto?

Oltre a questa serie regolare, è stato pubblicato anche un libricino extra dal titolo “La teoria dei single” che teoricamente andrebbe posto tra il secondo e il terzo volume italiani. Io non l’ho letto, ma prima o poi lo farò. ;-)

Intanto in Francia la serie continua e presto in Italia potremo seguire anche noi le nuove sfighe dell’antieroe Monsieur Jean.

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“Otto, nove, dieci” di Arne Bellstorf: Christoph Bachmann è stato bocciato in terza liceo, gli toccherà passare l’estate risucchiato in un vortice deprimente tra una madre assente, nessun amico con cui passare le giornate estive e lo spauracchio della bocciatura.

Sprecherà quindi metà delle vacanze a giocare ai videogiochi, a mangiarsi una pizza in solitudine e a farsi qualche sega apatica nella sua cameretta; ma all’improvviso farà amicizia con una compagna di scuola vista sempre a distanza, e il mondo sembrerà sorridergli: appuntamenti al chiaro di luna, la prima volta e l’amore. Se non che l’estate finirà e lei tornerà ad essere la solita irraggiungibile...

‘Sto fumetto è una pippa mentale assurda.

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“Cancer Vixen” di Maria Acocella Marchetto: un altro fumetto sulla lotta al cancro al seno. Di nuovo è una fumettista americana a raccontare la sua tragica esperienza di donna colpita dal cancro, solo che qui Marisa Acocella ha un bagaglio very professional nel campo del disegno e racconta la sua vita prima e dopo la scoperta della malattia con un uso spropositato di bravura stilistica.

Purtroppo ci infila la solita rottura di coglioni sulla strage dell’11 settembre: “Ho il cancro. E’ sicuramente colpa di Bin Laden”, “Stamattina ho un’unghia incarnita. E’ colpa di Bin Laden”, “Ho tamponato un’auto in sosta. Bin Laden mi ha manomesso i freni!”.

Gli americani dovrebbero finirla con questo vittimismo...

Comunque.

Stavamo dicendo che la Acocella è brava e anche nel raccontare una parte così dolorosa della sua vita lo sa fare davvero con classe e professionalità.

Purtroppo (ancora...?!) mette troppo l’accento sul suo stile di vita di donna fashion & glamour della Grande Mela, con un fidanzato italiano veramente troppo terrone [ma davvero gli americani pensano che noi italiani andiamo in giro con le infradito a dicembre e indossando tutti gli ori di famiglia sul mignolo destro?], e mai una volta critica il sistema americano per il quale ogni cittadino privo di assicurazione medica è praticamente pari a una nullità. Cosa che è capitata alla stessa autrice, ma di cui ne parla solo in termini di sfinimento psicologico burocratico (l’enorme quantità di moduli da compilare, l’attesa infinita per una visita, ecc...), ma MAI si azzarda a dire che la legge americana andrebbe cambiata.

Comunque il fumetto è stato considerato utile e istruttivo ed è stato distribuito a tutte le donne affette da cancro, a cui sicuramente sarà venuto un colpo apoplettico nel leggere che l’utilizzo di vari medicinali per la cura post-operatoria causa la menopausa precoce e che le donne vicine ai 40 avranno un rischio pari al 90% di non riuscire più a diventare madri.

Non so voi, ma a me è venuta su un’angoscia che non vi dico.

Il fumetto sarà presto trasposto al cinema con protagonista Cate Blanchett nei panni della fumettista che è poi riuscita a guarire e a tornare a condurre una vita normale.

giovedì 29 novembre 2007

Nuova sfida libresca

Tra pochi giorni inizierà una nuova readers challenge ideata da Phoebes e collegata al sito di Anobii Readers Challenge: La sfida della seconda possibilità (1/12/2007 - 29/02/2008). Clicca per saperne di più.

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Ecco cosa ho scelto:

I prima possibilità: l’autore

1) La passione secondo Thérèse - Daniel Pennac

2) Signor Malaussène - Daniel Pennac

Di Pennac ho letto i primi tre volumi della saga della famiglia Malaussène, odiandoli tutti indistintamente. Siccome la serie si conclude con i due volumi segnati qui sopra, e dato che sono una a cui piace soffrire (librescamente parlando...), quest’estate ho comprato anche gli ultimi due titoli, tanto per avere la serie completa (eh, le manie dei bibliofili!), e visto che sono lì da qualche mese a vegetare, beh... leggiamoli.

III possibilità: l’abbandono

1) Le memorie di Barry Lyndon - William M. Thackeray

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, io ho sempre apprezzato in maniera spropositata il film omonimo di Kubrick, mentre il libro non sono mai riuscita a finirlo neanche dopo numerose riletture.

Vedremo questa volta cosa riuscirò a combinare, forse non sarà mai stato il momento giusto.

Riserva per la III possibilità:

1) Fahrenheit 451 - Ray Bradbury

Curioso come non sia mai riuscita a superare la fine del terzo capitolo... ogni volta, arrivata lì, l’ho abbandonato.

Vari aggiornamenti: “It” ha praticamente bloccato tutte le sfide in corso, però sono arrivata a metà della seconda parte. Non male se si pensa che sono stata assalita da numerosi incubi durante il sonno e attacchi cardiaci durante la lettura concitata del romanzo...

Però devo riuscire a superare la sfida: cioè leggere l’intero libro entro il 21 dicembre.

“Estremi rimedi” di Hardy è bloccato nemmeno a metà, sempre per colpa di Penny Wise.

Quindi, per le prossime settimane non aspettavi recensioni di libri (ma poi, qualcuno se le aspetta???).

Finalmente è iniziato il cineforum (parrocchiale) e stasera andrò a vedere “Espiazione” di Wright tratto dall’omonimo romanzo di McEwan, già recensito a suo tempo.

Il cinema mi mancava da un po’, visto che l’ultimo film visto risale a quasi due mesi fa! E a casa, sul divano, non ho tempo per guardare dvd e simili: sono concentrata sulle ultime puntate di “Lost” e su “Dexter” (entrambi trasmessi da Sky), “Una mamma per amica” e altra fuffa che vedo ogni tanto.

A proposito... [spoiler] ma chi è/cos’è secondo voi JACOB??? E loro, sono davvero tutti morti???

Sul fronte manga/fumetti ultimamente non è uscita una mazza. Diciamolo così brutalmente. Spero sabato di trovare qualcosa in fumetteria.

La lettura di “Orpheus” procede speditamente, devo solo scrivere i commenti; mentre “Lone wolf & cub”, “Inu Yasha”, “Jonathan Steele”, “Clover”, “Lady Oscar” (quest’ultimo per i buchi nella collana - quei cinque numeri non sono ancora riuscita a trovarli), and many many more se ne stanno lì ad aspettare che li rilegga tutti daccapo.

domenica 18 novembre 2007

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Emma 7 (e ultimo): ma finisce davvero “Emma” con questo numero? appena ho voltato l’ultima pagina mi sono detta di “no”. Non può finire così una manga talmente bello che per tante lettrici è stata la rivelazione dell’anno; che tutte abbiamo elogiato; che tutte abbiamo analizzato nei suoi elementi perfetti inseriti in una narrazione a dir poco sublime, soprattutto se si tiene conto che è stata scritta da una mangaka e che è totalmente ambientata in Inghilterra un secolo fa.

Delusione è quello che ho provato nel constatare che Kaoru Mori non ha saputo purtroppo chiudere la storia in maniera degna, pur avendo precisato nelle pagine extra come si sia vista costretta ad aumentare le pagine del volume per farci stare dentro tutto quello che si era prefissata di inserire. Anche se tante sono le scene che avrei tagliato per dare più spazio ad alcuni passaggi toccati davvero con tanta superficialità.

Avevamo infatti lasciato Emma in una situazione precaria, rapita e segregata nella stiva di una nave diretta addirittura in America.

La poverina sbarcata sulle coste sconosciute si dispera fino a decidere, durante una bellissima sequenza, di tagliare per sempre i fili che la uniscono a William e a quello che ormai è il suo passato. Il taglio delle tavole, i dettagli, tutto sottolinea ancora come la Mori sia bravissima a condurre la storia.

Purtroppo però nelle pagine successive si arriva con troppa faciloneria, e troppe poche pagine utilizzate, alla risoluzione del rapimento di Emma e al suo ritrovamento: William, aiutato da Hakim, sbarca anch’esso in America e dopo una frazione di secondo avvista Emma tra la folla del porto. Uno svolgimento poco plausibile se si tiene conto che la traversata durava settimane e che, tra lo sbarco di Emma e l’arrivo di William, sarà passato come minimo un mese. Un mese. Cosa ha fatto lei in tutto quel tempo, mentre William la cercava? E oltre tutto, va sottolineato come lo sviluppo della scena faccia pensare che i tempi della partenza di Emma e del suo ricongiungimento con William siano pari a qualche striminzito giorno...

La fuga di Emma nel bosco vicino al porto e l’inseguimento di William fra le sterpaglie, deciso a riprendersi la sua amata con sé, passano in secondo piano di fronte a così scarsa capacità narrativa poco sopra descritta.

Il ricongiungimento definitivo dei due è alternato a diverse sottotrame, alcune delle quali più che superflue: l’arrivo di Monica, anticipato nel penultimo numero, vede lo sbandieramento di urla e strepiti suoi soliti. Se all’epoca della sua prima apparizione nella serie era risultata un po’ sopra le righe, ora le sceneggiate di Monica, saputo dell’annullamento del rapporto tra sua sorella e William, fanno quasi ridere per il fastidio e l’inutilità. Tra l’altro la ragazza è accompagnata dal marito bambascione davvero irritante - anche se dimostrazione di come nella gentry ci furono anche soggetti non del tutto degni di farne parte...

Anche il ritorno di Hakim non serve a nulla se non a sprecare pagine preziose. Il giovane infatti è oggetto di un lungo déjà vu: si comporta e dice cose già viste nei primi numeri della serie, una su tutte il tacchinaggio con bacia mano verso l’allibita Emma.

E ritornando a parlare di lei come non notare che la sua trasformazione definitiva, proprio nelle ultimissime pagine del numero, in donna di società è identica a quella avvenuta nel numero 5 (o giù di lì)? “E’ bellissima, no?”, chiede ancora la mamma di William mentre ammira Emma acconciata e vestita all’ultima moda per partecipare a un ballo tra ricchi. Tutto già visto anche qui. Se non che la prima volta Emma era solo una semplice chaperon, mentre ora, dopo lunghe pagine in cui vediamo la Signora Molder e la (futura) suocera insegnarle gli atteggiamenti giusti, il portamento e l’abbigliamento da prendere in società, ne prende parte come fidanzata ufficiale di William. Ma la sorpresa nel vederla senza occhiali e così vestita, non è la stessa provata la prima volta.

Almeno ci sono sequenze ancora belle, come quella già descritta in cui Emma è appena sbarcata in America; ma anche quella in cui William le regala un paio di occhiali nuovi e lei vede “davvero” per la prima volta il suo innamorato - metafora del cambiamento avvenuto in Emma e del suo passaggio dall’altra parte della società [però non ho capito se alla fine Emma si è fatta montare le lenti con gradazione più forte sulla montatura della signora Stoner, oppure se si è tenuta le lenti vecchie cambiando solo quella scheggiata, andando a casa cecata come prima... aiutatemi voi...]; e ancora, il bacio tra i due all’improvviso, con William trafelato che le chiede di sposarla nel cuore della notte.

Ma dopo queste belle pagine, come si conclude il rapporto sospeso tra William e Eleanor? E tra l’intera famiglia Jones e quella dei Campbell? William in questo numero si presenta effettivamente a casa Campbell, ma dopo aver tirato fuori i coglioni (oh, pardon...) e aver urlato in faccia tutto il suo odio al visconte, la Mori pensa che inserire una pagina in cui tutta l’alta società depenna dalle liste dei ricevimenti il nome “Jones”, sia sufficiente a far capire che quei Jones saranno costretti a cambiare stile di vita, cerchia di amici da frequentare, zone in cui presentarsi a passeggio, ecc... ma il ragionamento non è poi così diretto e quel che più lascia dubbiosi è il fatto che Eleanor e William non avranno mai in tutto il volume un dialogo. In questo modo pare che William sia, sì, un uomo tutto d’un pezzo - per essersi messo definitivamente contro tutti e per aver scelto Emma alla luce del sole - ma anche un po’ codardo per non aver mai incontrato Eleanor che era comunque davvero innamorata di lui.

Tuttavia non credo che se la Mori avesse avuto a disposizione altri quarantasette tankobon, avrebbe inserito una scena esplicativa di quel genere.

Eh sì, l’uomo perfetto non esiste; così come Hans alla fine viene accantonato con cinque, e dico cinque, sole vignette mentre pulisce l’argenteria. Come a dire che arrivati a questo punto della storia pure lui non serve a nulla...?

Come non serviva affatto rivelare l’esistenza di un fidanzato segreto di Grace, visto che poi come così velocemente lo si dice, così velocemente viene dimenticato; idem per la sorte della famiglia Molder, piantata in asso di punto in bianco dopo che la signora ha avuto un così grosso ruolo nella nuova vita di Emma.

Che poi troppo “nuova” non credo lo sarà mai, lei sembra quasi non essersi resa conto dell’evoluzione della sua persona e della sua esistenza, tant’è che pensa ancora a ramazzare per terra piuttosto che fare l’ospite in veste di fidanzata del signorino William in casa della suocera! E quando sarebbe stato interessante vedere il suo debutto ufficiale in società il manga si chiude con sorpresa.

E la copertina del volume, in cui si vedono Emma e William uno di fronte all’altro, mostra lei vestita ancora da... cameriera.

Il fatto è che talmente tante sono le cose lasciate in sospeso, e quella non ancora citata è la più micidiale: il rapimento di Emma - come la mettiamo per il colpevole e i suoi complici??? - che non riesco nemmeno a immaginarmi come possa, fantasticando di molto, proseguire la storia. C’era il matrimonio, il futuro dei due protagonisti insieme e quello di tutti i personaggi a loro vicini, e invece in questo modo tutto rimane fermo nel momento in cui Emma e William ci voltano le spalle ed escono di scena.

Il manga è stato davvero il più bello tra quelli già conclusi da me letti, e si sarebbe davvero meritato un voto complessivo altissimo. Purtroppo questo numero conclusivo ha storpiato le mie aspettative, pur confermando la bravura della Mori che anche qui c’è, ma evidenziando troppe e madornali sbavature.

Lo consiglio comunque, per la sua pregevole fattura, rendendomi però conto che il manga perfetto non ancora esiste.

voto complessivo: 8½/10

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Anatolia Story 2-3: nel primo numero avevamo lasciato la giovane Yuri in fuga dai sicari Ittiti che la vogliono morta come sacrifiZio umano e, forse il male minore, oggetto di erotiche effusioni da parte del suo protettore Kail Mursili.

In questi successivi numeri la carica sessuale (dicesi, in parole povere, arrapamento) del sopraccitato uomo raggiunge picchi astrali, mentre Yuri rischia continuamente la vita e per colpa sua uno dei servi messi a sua disposizione, Tito, viene ucciso.

Ma l’ora di tornare in Giappone è arrivata, quindi saluti-e-baci a tutti, che si aspettano che Yuri se ne esca di scena. MA la compassionevole e amabile fanciulla decide di procrastinare il suo ritorno a casa pronunciando le seguenti parole: “Io... non posso tornare finché non avrò vendicato Tito!”. Cioè ammazzando a sua volta la regina Nakia e il suo adepto che ha commesso l’omicidio.

Se uccidere l’adepto sembra un atto più che fattibile, ammazzare la regina lo sembra molto di meno, cosa che mi fa quindi comprendere per quale motivo la serie si concluda solamente col numero 28.

Lunga è la strada ancora da percorrere per arrivare alla fine, e soprattutto per vedere una bella scena di sesso tra la teen-ager e il tenebroso Kail...

Note per questi due numeri: miglioramento della trama, che vede la presenza di scene truci e squartamenti alla “Berserk”; più azione - ora Yuri è stata addirittura scambiata per la dea della guerra (!!) - e meno chiacchiere a vanvera.

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Mayme Angel 1-2-3 (serie conclusa): dall’autrice di “Georgie” è uscito nel 1979 anche questo manga dalla breve durata che ha come protagonista la giovane Mayme, detta “Mayme Angel” dal padre defunto.

La ragazzina vive con le due sorelle e la madre in un punto imprecisato della valle sconfinata americana; la famigliola tira a campare felicemente quando all’improvviso riceve una lettera da lontani parenti che abitano nel Far West. Il tarlo del partire all’avventura si insinua in ognuna delle quattro donne, ma sarà solo cinque anni dopo, quando Mayme ha all’incirca quattordici anni, che insieme decideranno di partire verso il West. Ciascuna ha motivazioni diverse per lasciarsi tutto alle spalle, ma quella più risoluta (e scassa maroni) è proprio Mayme che cinque anni prima aveva visto partire il suo amato Johnny verso lo stesso Far West.

Dalla seconda metà del primo volume, al terzo e conclusivo seguiamo le rocambolesche peripezie di Mayme e della famiglia dal momento in cui si aggrega ad una carovana di pionieri diretta nel lontano ovest.

Per le quattro donne non sarà facile, tant’è che la madre e le due sorelle abbandoneranno il viaggio appena iniziato per motivi di salute (si mettono in mutua, praticamente...). Ma la giovane e caparbia Mayme non vuole abbandonare il sogno di rivedere e sposare il suo Johnny, prosegue quindi sola insieme però al suo patrigno e al fratellastro - ché la madre intanto si è pure risposata con uno dei pionieri vedovi con prole...

Tra attacchi di indiani, sparatorie, assalti della cavalleria americana che decide di scortare l’intera carovana, morti, feriti, rapimenti, tormente di neve, apparizione di un fantomatico Johnny sotto mentite spoglie di militare e comparsa del cugino del West Armand (quello della lettera) invischiato in intrighi inimmaginabili, Mayme è costretta a crescere e a farsi donna da sola dopo che sfighe varie la vedono sola e abbandonata sui monti che portano al di là nell’ovest.

Combattuta anche tra il sentimento che Armand e Johnny (poi palesatosi definitivamente nella sua vera identità - cosa che noi lettori avevamo già capito da un pezzo) provano per lei, Mayme è pure soggetta a dilemma amoroso, facendo più volte confusione nei tre volumi tra quale dei due ragazzi aveva scelto di sposare cinque anni prima: Johhny o Armand? Lei aveva detto “Johnny per tutta la vita!”, salvo poi, vistasi bidonata dal Johnny, accettare di vivere con Armand (tra l’altro sotto lo stesso tetto pur essendo solo fidanzati, nel 1800 poi!) una volta arrivati nel Far West e ricongiuntasi con l’intera famiglia allargata.

Ma siccome c’erano ancora due pagine disponibili, la Igarashi decide di cambiare nuovamente il finale inserendo uno scontatissimo lieto fine con un colpo di scena che vede il ritorno di Johnny e ovviamente il matrimonio tra i due. E Armand? Eh, Armand “s’attacca”.

Insomma, un manga di scarso valore, dilettantesco e superficiale, pieno di strafalcioni e improbabili rivolgimenti tramici. Adatto alle ragazzine e non a chi si aspettava di leggere un bel manga ambientato nell’Ottocento dei pionieri.

voto complessivo: 4/10