venerdì 5 ottobre 2012

Letture d'estate (2/4)



Gli occhi gialli dei coccodrilli
Katherine Pancol
Dalai Editore, 19 €

La storia inizia con due sorelle - una ricca e viziata, l’altra cornuta povera e mazziata - che cercano un riscatto nella vita, mentre ci vengono raccontate anche le storie dei loro genitori, della vicina di casa, delle rispettive famiglie, ecc...
Questo libro è un’infilata di cazzate dietro l’altra, e in più è un concentrato di tutto quello che nella vita reale NON potrà mai accadere: va bene che la ruota gira per tutti e che chi fa sempre lo stronzo poi la pagherà cara, ma il riscatto roseo degli sfigati è davvero inverosimile.

4/10


Un karma pesante
Daria Bignardi
Mondadori, Scrittori italiani e stranieri, 18.50 €

Eugenia Viola racconta la sua vita sostenendo di avere un gran malessere che la condiziona fin dall’età giovanile, un “karma pesante” le fanno notare a un certo punto del libro. Sostanzialmente è una spacca maroni a cui non va bene nulla, salvo avere una buona entrata economica, un lavoro da regista acclamata, disponibilità di fare viaggi e vacanze quando capita, la possibilità di poter crescere le proprie figlie senza lasciarle dai vicini di casa o alla baby-sitter e quindi di poter fare, oltre che la lavoratrice, anche la mamma quasi a tempo pieno.
Una così come può avere difficoltà di vivere, insoddisfazione e attacchi di panico???
A me queste cose mi fanno venire un nervoso...!
In 212 pagine a Eugenia accade di tutto, una botta di fortuna dietro l’altra, cambia compagno di letto ogni due capitoli (salvo però le parole amore e sesso non apparire praticamente mai nel libro, Eugenia “dorme” con i suoi amanti e basta - cos’è, la Bignardi è reticente a certi argomenti troppo intimi?), accenna di aver avuto un passato borderline, un rapporto incompiuto col padre, un fidanzatino tossico, un’attività da taccheggiatrice di centro commerciale, un negozio di cravatte a Londra, il desiderio di maternità a tutti i costi (che tristezza leggere “Voglio un figlio e mi devo trovare un uomo, qualsiasi esso sia”), fama, bella vita, ecc... ma la Bignardi butta dentro troppi argomenti, troppe analisi spicce e per la brevità del romanzo (duecento pagine stranamente fin troppo scorrevoli, con impaginazione per non vedenti) non riesce a dare un filo logico a tutta la storia, a spiegare perché il suo personaggio debba avere per forza un problema di insofferenza cronica.
A parer mio una cosa certa è che Eugenia non c’ha proprio un cazzo da lamentarsi e a pagina 210 all’autoanalisi alla Marzullo “Mi piace come ho vissuto fin qui?” si permette PURE di rispondersi “Più o meno”.
Più o meno?!?!?

Superficiale

domenica 30 settembre 2012

Letture d'estate (1/4)



The box e altri racconti
Richard Matheson
Fanucci Editore, 13 €

Dopo aver apprezzato tempo fa il romanzo “Io sono leggenda” mi sono cimentata con questa serie di racconti dello stesso autore. Non mi piace la brevità dei racconti in sé di qualsiasi scrittore si tratti, non mi permettono di conoscere e fantasticare a sufficienza sui personaggi e sulle situazioni narrate, quindi scarto sempre a priori questo tipo di raccolte; in questo caso ho fatto un’eccezione e mi è andata male comunque.
Il racconto principale “Button, button”, che mi aveva spinto a prendere la raccolta (in biblioteca!), è di una brevità supersonica che non ha niente a che vedere col film - quest’ultimo quindi infarcito e allungato all’inverosimile - mah, praticamente non ho grosse analisi da fare su questa raccolta dato che tutti i racconti sono di una banalità e mediocrità imbarazzante, pur spaziando tra diversi generi (suspence, horror, fantascienza...) nessuno spicca per colpi di genio o grandi capacità stilistiche.

5½/10


Tutte le ragazze lo sanno
Winifred Wolfe
LIT. Libri in tasca, 9.90 €

Pubblicato per la prima volta nel 1958 questo romanzetto leggero e scanzonato è l’antesignano del genere chick-lit. Ne è protagonista Meg, una giovane ragazza della provincia che si trasferisce a New York in cerca di lavoro e, perché no, anche di un marito.
Attraverso nuove ed inusuali esperienze di lavoro, amicizie femminili e incontri sentimentali Meg cresce e, pur non essendo mai stata ingenua ma solo inesperta, troverà la sua strada in un’America che sul finire degli anni ’50 già mostra grossi cambiamenti in fatto di emancipazione femminile (pur restando il veto sul sesso prematrimoniale...!).
Dopo tanto brio si perde purtroppo in un lieto fine prevedibile e dal sapore troppo “da favola”.

6½/10

sabato 11 febbraio 2012

Il coltello di Banjas - Quando è inverno

Dalla scorsa estate ho iniziato a seguire il blog di Daniela, Il coltello di Banjas, in cui racconta momenti della sua quotidianità anche attraverso gli scatti fotografici che lei stessa realizza.
Ora le sue fotografie sono diventate un libro sulla stagione invernale, per saperne di più e vederne un’anteprima: http://it.blurb.com/books/2966847
Io intanto partecipo al suo give-away!
Buon fine settimana a tutti!

mercoledì 8 febbraio 2012

Letture di dicembre


Tutto quel che è tuo è mio
Sandra Scoppettone
E/O, 8.20 €



Sandra Scoppettone è una scrittrice italo-americana che conobbi verso i dodici anni perché autrice anche di libri destinati esclusivamente ad un pubblico adolescente.
Prima di Natale ho riscoperto, pulito e riportato in vita tutti i libri della mia infanzia (che erano riposti in grandi scatoloni in cantina); tra loro ho ritrovato così i libri della Scoppettone che furono un must nei primi anni ’90 nel mio gruppo di amiche e compagne di scuola.
Ma prima di parlarvi della Scoppettone “per ragazzi”, vi presento questo volume scritto invece per un pubblico adulto: protagonista è Lauren Laurano, quarantenne dalla vita agiata e facente parte dell’esclusiva cerchia di lesbiche della middle class newyorchese, vive con la compagna Kip - professione psicanalista - in un brownstone del Greenwich Village (rimortacci!) e trascorre le sue giornate prestando servizio come detective privata.
Di conseguenza questo romanzo è da inscrivere nel genere giallo tant’è che la trama principale ruota attorno allo stupro ai danni di una giovane ragazza, la cui famiglia contatterà Lauren per scoprire l’identità del carnefice, ma più la detective procederà con le indagini più salteranno a galla segreti e intrighi famigliari insospettabili...
Detto con tutta sincerità della trama investigativa ben presto io mi sono stufata (troppi intrecci assurdi e cavillosi), ho trovato invece molto interessante il filone privato del racconto sulla vita di Lauren e delle sue amiche. Ho scoperto così molte somiglianze con le opere della Alison Bechdel, e la cosa buffa è che la narrazione in prima persona dà l’impressione di leggere un racconto con un punto di vista maschile, nonostante Lauren sia una donna... in questo senso Lauren ha veramente poco di femminile. A parte questa particolarità, Lauren è un personaggio godibilissimo, è ironica, pungente, è praticamente l’alter-ego dell’autrice e la lettura del libro è valsa per aver conosciuto proprio lei e il mondo che le ruota attorno.
Un altro particolare è il riferimento ai computer come ad aggeggi infernali e incomprensibili, dato che il libro è del 1991 e quel tipo di tecnologia non aveva ancora conosciuto il boom di fine millennio. Lauren infatti per condurre le sue ricerche si trova costretta ad imparare cos’è la rete, cos’è una connessione e si imbatte nelle prime chat in cui incontrare l’anima gemella. Uno spaccato di quotidianità inusuale per gli inizi degli anni ’90.
Questo volume è stato seguito da altre quattro storie con protagonista la stessa detective, l’ultima pubblicata nel 1999. Nonostante sia stata una lettura abbastanza soddisfacente, io mi fermo qua con questa serie!


7/10




A breve vi parlerò dei libri per adolescenti di questa scrittrice. Buone letture a tutti!


venerdì 16 dicembre 2011

Raphael Gualazzi | Artemisia Gentileschi

Lunedì sera sono stata al Teatro degli Arcimboldi di Milano per vedere il concerto di Raphael Gualazzi.
Posti tutti esauriti e tanto entusiasmo per vedere suonare e cantare dal vivo questo artista diventato noto grazie alla vittoria all’ultimo San Remo. Noi eravamo seduti in prima galleria, dove c’era anche qualche bambino con la mamma e il papà, ma soprattutto tante coppie di svariate età.
L’inizio del concerto è stato un po’ sotto tono, forse per via della timidezza di Gualazzi di cui si parla spesso, poi però devo dire che è stato un trionfo. Io ho solo il suo secondo album, quindi tutte le canzoni incise
prima erano nuove per me, ma mi sono strapiaciute anche quelle; sono musiche che ti trascinano e divertono, ed eseguite perfettamente sia da Raphael (vedere dal vivo quali virtuosismi faceva con le dita sul pianoforte è stato impressionante) che dai musicisti che lo accompagnavano (bravissimi il batterista e il trombettista!).





E’ stato un concerto fatto da veri professionisti, visivamente bello anche da guardare per la cura e la scelta fatta sulle luci che illuminavano il palco e cambiavano colore in base alle melodie.
E alla fine dell’esibizione metà teatro si è alzato in piedi, io no restando tra quelli rimasti seduti che (e l’avrete capito) hanno comunque applaudito calorosamente. Voglio dire, Gualazzi ha appena 30 anni ed è all’inizio della carriera, per concedergli una “standing-ovation” aspetterei ancora un po’.
Unico appunto, il mancato secondo bis: nonostante i quasi dieci minuti di richiami “fischiati” dalle due gallerie (e, prima, l’alzata in piedi di mezzo teatro) Raphael e i suoi musicisti non sono tornati sul palco.
Comunque al prossimo tour tornerò a vederlo.

Il giorno prima invece (domenica) di mattina siamo andati in compagnia a vedere, sempre a Milano, la mostra su Artemisia Gentileschi a Palazzo Reale.
Di questa pittrice avevo solo letto il librettino monografico della Giunti (quelli sottili come sottilette ma abbastanza grandi per vedere un po’ meglio i dipinti), e mi aveva interessata soprattutto per le sue vicende personali. Fu violentata, diciottenne, da un giovane amico del padre e da quel momento i soggetti dei suoi quadri si concentrarono su rappresentazioni di rivincita della donna sull’uomo: lui, indifeso nonostante la gigantesca mole, soccombe alla forza impassibile, fredda di lei aiutata a volte da una seconda donna, simbolo di solidarietà femminile. Ma supera il momento e diventa pittrice di professione, richiestissima anche al di fuori dell’Italia, in un campo artistico all’epoca prettamente maschile (maschilista?).

I dettagli dei suoi quadri sono di una precisione certosina, viene ricreata l’opulenza del ‘600, tra gioielli, pizzi, vestiti pregiati.
Ma il quadro che più mi ha colpita è stato la prima versione della “
Madonna con bambino”. Pensavo di trovarne al book-shop una riproduzione, ma era chiedere troppo!
Costo del biglietto 9 (rimortacci!) euro, per un allestimento poco curato, con alcune sale troppo buie e praticamente tutti i quadri illuminati malamente.
Noto che ultimamente a Palazzo Reale gli va un po’ male coi commenti dei visitatori, per dirne una recentemente ci sono state critiche per la scelta fatta su cosa esporre alla mostra di Cézanne tuttora in corso: quadri poco conosciuti e nessuna traccia dei famosissimi dipinti di questo pittore che uno si aspetterebbe di trovare in una sua mostra monografica.

Prima di prendere il treno per tornare a casa ci siamo fermati a mangiare
qui. Un’abbuffata che non vi dico, e pure economica.