lunedì 2 gennaio 2006

Buon anno!!!

Anche se con un po' di ritardo, visto che è già pomeriggio inoltrato, vi auguro un Felice 2006!

domenica 18 dicembre 2005

"Mean Creek" di Jacob Estes

Trama: Sam, aiutato dal fratello maggiore Rocky e dai suoi amici, attua un piano per vendicarsi delle angherie subite da George, il bullo della scuola. Dopo aver conosciuto meglio il nemico, Sam decide però di mandare a monte l’accordo. Ma ormai è troppo tardi...

In “Mean Creek” sono presenti molti degli elementi riconducibili a romanzi come “Il signore delle mosche” e “Pic nic a Hanging Rock” in cui la storia si evolve e termina grazie, o purtroppo, al rapporto che l’uomo instaura con la natura; questa relazione sconvolge la mente dell’uomo che si trova così sopraffatto e perso in una dimensione, quella naturale, che non riconosce o dalla quale si sente attratto fino alla perdita della coscienza di sé.

Nel film i protagonisti più si allontanano dalla “civiltà” seguendo il corso del fiume su di una barca, più ognuno di loro si lascia trasportare dalla situazione in cui si trovano fino a perdere totalmente il controllo nella scena che sarà determinante per lo svolgersi del film.

Sam e gli amici sono “imprigionati” su di una barca dalla quale non c’è via di fuga, soggiogati dalle decisioni di uno di loro che già aveva dato segni di squilibrio nel momento in cui lasciano la terraferma.

L’impossibilità di fuggire è anche sottolineata dal tentativo di cercare un aiuto al di fuori dalla cerchia che si è creata fra i protagonisti, tentativo che va però a vuoto dato che l’unica risposta che ricevono è solo l’eco delle loro voci; questo fa notare maggiormente come i ragazzi siano immersi in una dimensione parallela in cui nessun altro può intromettersi e in cui si perde la cognizione della realtà e del tempo (uno di loro chiederà infatti “Che ore sono?”, proprio come in “Pic nic a Hanging Rock” in cui tutti gli orologi si fermano inspiegabilmente).

Il ritorno alla realtà, il risveglio per i protagonisti si ha quando, calata la notte, la natura circostante non è più visibile e, anzi, viene simbolicamente “uccisa” da Millie, l’unica ragazzina del gruppo, che pugnala (è proprio il caso di dirlo…) una lumaca.

Il film sotto questo punto di vista è davvero molto interessante, la storia però raccontata è la solita di tipo adolescenziale in cui alcuni giovani sono alle prese con dei giochi pericolosi, il cui film capostipite potrebbe essere “Gioventù bruciata” con James Dean (anche se lì i protagonisti studiano già all’Università).

Bravi i giovani attori fra cui Rory Culkin, fratello del più famoso Macaulay, bella la colonna sonora, un po’ meno le inquadrature sfocate e traballanti in alcune scene (e non mi riferisco certo alle riprese fatte con la videocamera da George!).

7/10

sabato 17 dicembre 2005

"Passione" di Jeanette Winterson



Trama: 1804. Mentre Henri spenna i polli per i pranzi di Napoleone che ha seguito fedelmente dalla Francia fino in Russia, la nostra connazionale Villanelle si innamora di una donna misteriosa conosciuta al Casinò di Venezia. Otto anni dopo il destino condurrà in Russia Villanelle e le farà incontrare Henri.

Il romanzo è raccontato in prima persona alternativamente dai due protagonisti; nel primo capitolo si presenta Henri e nel secondo Villanelle, mentre nei seguenti la parola passa alternativamente all’uno e all’altra, per finire, con un percorso circolare, con le parole di Henri.

Henri e Villanelle rappresentano due modi diversi di concepire la passione: Henri è completamente dedito a Napoleone, a quella figura di forte carisma che lo ha sempre affascinato fin da piccolo e che lo ha spinto, una volta cresciuto, ad arruolarsi nel suo esercito anche soltanto per spennare polli tutto il santo giorno, perché la passione che prova per lui è sacra, divina, e almeno in questo modo sa di fare qualcosa per lui e di essergli vicino; per Villanelle la passione è il destino, non è un sentimento che si può controllare perché è lei che ci domina ed annulla così il libero arbitrio.

Solo alla fine del romanzo Henri cambierà opinione accettando la teoria di Villanelle, però dopo aver provato tutto quello che la ragazza teorizzava ed essersi quindi innamorato veramente per la prima volta nella sua vita ed esser stato sopraffatto dalla passione.

La religione è ancora presente nelle vicende raccontate in questo romanzo e viene di nuovo messa in discussione: Henri non riesce ad entrare in contatto con Dio, ma trova però rimedio alla passione cercata invano per il Signore sostituendo quest’ultimo con Napoleone; Villanelle invece non è mai stata affascinata da Dio e di conseguenza non crede che la passione possa essere trasformata in qualcosa di sacro, in qualcosa che riesce a lenire la disperazione, il desiderio per una persona che ci tiene soggiogati e che amiamo fino all’ossessione.

Accanto a questa storia d’amore tra due giovani travolti dalla passione, è inserito anche l’elemento fiabesco sottoforma di aneddoti raccontati prima da Henri e successivamente da Villanelle che hanno sempre, nonostante siano fatti che potrebbero benissimo essere veri, un pizzico di irreale.

Tra le due parti che si alternano nel racconto della storia ho preferito quella di Villanelle, che ha un carattere forte e la sua ironia e il suo cinismo ne fanno una donna singolare ma allo stesso tempo dolce e puramente femminile; Henri invece mi è parso un po’ troppo effeminato, sarà perché il romanzo è stato scritto da una donna e raccontare una storia in prima persona calandosi nei panni di un uomo è sempre un progetto un po’ arduo (vale anche per gli uomini che scrivono da un punto di vista femminile!).

Lo stile della Winterson in questo romanzo è più chiaro e non si perde in ripetizioni inutili, cosa che invece capitava spesso in “Non ci sono solo le arance”.

8/10

P. S.: Se volete leggere un buon libro fra i contemporanei scritto da un uomo ma narrato in prima persona da una donna, vi consiglio “Memorie di una geisha” di Arthur Golden che lessi nel lontano 2000 quando Spielberg non aveva ancora voglia di spillare soldi per un ipotetico film tratto da questo romanzo.


venerdì 16 dicembre 2005

"Ritorno a Roissy" di Pauline Réage


Trama: O. ritorna a Roissy dopo aver trascorso l’estate con Sir Stephen. Il castello però ora si trasforma in un autentico bordello in cui O. viene usata e trattata come una prostituta di basso livello.

“Ritorno a Roissy” è il capitolo mancante di “Storia di O.”, quello che ci permette di scoprire come si conclude l’esperienza di O. come schiava di Sir Stephen.

Questo breve romanzo conta solo un centinaio di pagine, e ci mostra fino a che punto O. sia disposta a sacrificare la sua anima, la sua dignità e il suo corpo per dare piacere al suo padrone che non ci mette molto però a scaricarla nel castello di Roissy e a partire con un’adolescente in preda a voglie pruriginose.

O. legata completamente all’uomo che le ha fatto scoprire la sua sessualità, accetta di essere degradata a prostituta e ad essere pagata per farlo. Ma non riesco a spiegarmi il perché.

Se nel primo romanzo il rapporto tra O. e Sir Stephen nascondeva un minimo di affetto, in cui il rapporto schiava-padrone non prevedeva la sola sottomissione femminile ma anche quella dell’uomo che rimane soggiogato e ammaliato dalla propria schiava, in questo seguito tutto precipita nel volgare e O. è costretta a intrattenere rapporti sessuali fini a sé stessi con uomini sconosciuti che la usano come semplice oggetto di piacere e che non hanno nulla a che fare con la pratica del sadomaso.

E come se questo non bastasse si scopriranno anche segreti mai rivelati nel primo romanzo che smontano del tutto quell’aura misteriosa e sensuale al tempo stesso che avvolge il castello di Roissy e i suoi abitanti, atmosfera che rendeva tutta la vicenda di O. quasi un sogno e che nel finale scompare rivelando uomini e donne semplicemente e bassamente attratti dal sesso.

4/10