giovedì 10 marzo 2011

Letture di febbraio (2/3)



La donna che amò Hitler. La storia sconosciuta di Eva Braun
Angela Lambert
Rizzoli, 22 €

Questo è il libro che ho restituito in biblioteca con 60 giorni di ritardo (emh...), me lo trascinavo da prima di Natale e non trovavo lo stimolo per finirlo.
L’ho trovato noioso, divagante in alcuni punti con il continuo raffronto dell’autrice tra la vita di sua madre (coetanea di Eva) e la stessa Eva Braun e in altri farcito da luoghi comuni anche un po’ pietosi: ad esempio il riferimento alla facile possibilità di Eva di trovare un amante bello e aitante tra gli italiani durante uno dei suoi numerosi viaggi di piacere nella nostra penisola, dato che in Germania la guerra dilagante aveva decimato la disponibilità immediata di “carne giovane” essendo tutti gli individui di sesso maschile arruolati al fronte.
Qualcuno può spiegare a questa saggista che FORSE stava avvenendo la stessa cosa anche in Italia???
Ma quello che principalmente non mi è piaciuto del libro è proprio la figura di Eva Braun che si va a delineare attraverso numerose citazioni di brani dei suoi scritti, delle testimonianze di conoscenti, parenti e amici: una donna vanitosa e dalla poca cultura che, giovanissima, per diventare al più presto economicamente indipendente dalla famiglia, scelse l’opzione più facile e di più bassa moralità, il diventare cioè la mantenuta di un uomo maturo, ricco e potente.
Dite “Mica scema”? Può essere, ma io non riesco a trovare nulla di buono in una scelta del genere.
Non c’è dubbio però che, a fronte di lusso, benessere, viaggi e l’eco lontana della guerra che manco la sfiorava, Eva fosse una persona sola, depressa, reclusa in una torre d’avorio, destinata a rimanere sempre nell’ombra e circondata da persone che la sorvegliavano e che riferivano i suoi movimenti al Führer lontano per congressi e riunioni politiche.
Il rovescio della medaglia c’è sempre in tutto.
Ma Angela Lambert fa di Eva un’eroina e il simbolo di tutte le vittime (tedesche) del Terzo Reich, asserendo che il popolo germanico finì soggiogato da Hitler come lo fu Eva di quest’ultimo, di cui si era perdutamente innamorata.
Mh... un tantino eccessivo...


6/10



Il cliente non ha sempre ragione. Consigli di una cassiera alla clientela
Anna Sam
Corbaccio, 13 €

Il libro d’esordio di Anna Sam aveva fatto letteralmente il botto circa un paio d’anni fa, il secondo suo libro, anche per via di uno scarso battage pubblicitario, non ha trovato lo stesso successo, almeno in Italia.
Anna continua a raccontarci delle brutte abitudini, a volte inconsce, dei clienti dei supermercati/centri commerciali restando quindi a teorizzare sul filone che già aveva ampiamente “sviscerato” in “Le tribolazioni di una cassiera”; il libriccino si legge in tre/quattro ore e nonostante sia indicato come un libro a sé e non un sequel - perché il punto di vista è quello del cliente e non più della cassiera - in realtà molti argomenti sono ripetitivi del primo e ad essere sempre al centro dell’analisi è comunque ancora una volta il cliente (nel primo c’era poi anche una critica al mondo della GDO) e nel leggerlo l’ironia è poca ed è molto piatto.
Insomma, non è un granché come pamphlet... ma ad Anna Sam non credo possa interessare molto il mio scontento: dal suo blog (in francese) ho letto che stanno per girare una riduzione cinematografica di “Le tribolazioni di una cassiera” e che la prossima estate uscirà il suo terzo libro. Tutto sommato, la sua carriera “va ancora a gonfie vele”.


6/10

lunedì 7 marzo 2011

Letture di febbraio (1/3)


Ecco la pila dei libri letti nel mese di febbraio - d’ora in avanti cercherò di commentare ciò che leggo entro la fine del mese successivo a cui si riferiscono le letture, così da essere più costante - mancano nella foto due libri che ho già restituito, uno a mia zia e l’altro in biblioteca per il quale avevo già sforato DI MOLTO i 30 giorni di prestito.




Simon’s cat. Le incredibili avventure di un gatto anarchico, matto e sempre affamato raccontate da lui medesimo
Simon Tofield
Tea, 14 €

Questo gatto è famosissimo su You Tube, dove anch’io l’avevo scoperto tempo fa, ora le sue avventure sono state trasposte in due libri, questo è il primo.
Nei video che guardavo su You Tube il micio entrava sempre in scena con Simon, il padrone, e principalmente si trattava di episodi incentrati sul rapporto gatto-uomo, qui invece il micio interagisce nelle vignette anche con tutti gli altri animali che circondano la sua casa (uccellini, ricci, cani, ecc.) e ne esce un personaggio ancora più astuto e perfido di come mi sembrava in video; anche gli altri animali però si vendicano e si prendono gioco di lui, dopo essere stati sue vittime, e il tono di tutto il volume è così tra il cinico (il gatto, c’è da dirlo, è proprio un bastardo...) e l’ironico.
Spassosissima la serie di vignette dedicate ai modi e ai luoghi di dormire del gatto, la mia micia fa esattamente lo stesso!


7/10



Head over heels in the Dales
Gervase Phinn
Penguin, 10.90 €

Questo scrittore l’ho scoperto tramite mia zia, che ultimamente mi sta prestando i suoi libri inglesi e tra i quali ho trovato diverse scoperte molto gradevoli, Gervase Phinn è una di queste ed è l’esempio di buona letteratura che fa anche divertire. Mr Phinn è un ispettore scolastico (del genere che mise in crisi Janet Frame agli inizi della sua breve carriera di insegnante in Nuova Zelanda) e nei suoi libri racconta del suo lavoro attraverso aneddoti e curiosità alternandoli a racconti della sua vita privata; avendo a che fare con bambini delle elementari, numerosi sono gli equivoci lessicali in cui Mr Phinn incappa durante le sue interrogazioni ai giovani alunni (che incontra, in questo volume, nelle scuole della zona del Dales), giocando anche sul fatto che nella lingua inglese la trascrizione letterale delle parole è diversa da quella fonetica e che alcuni vocaboli possono essere confusi con altri di simile pronuncia.


Vi riporto un esempio, quello che mi ha fatto più ridere:

pag. 159 «Miss Bronson shuffled her papers and opened the Bible. “Now, our assembly this morning...” she began, and then caught sight of the three of us [n.d.V.: Mr Phinn e due colleghi giunti in quella scuola per un’ispezione]standing like totem poles.
“Oh, I’m sorry,” she said. “Could we have three chairs for the school inspectors?”
Her request was followed immediately by three hearty cheers of “Hip, hip, hooray!”.»

Io lo trovo esilarante!! :-)
Poi ci sono le gag tra i colleghi, gli inconvenienti durante i preparativi di matrimonio - Mr Phinn a metà volume convola a nozze con la fidanzata - le situazioni quasi assurde in cui capita durante i lavori extra (ad esempio come recensore di libri in radio o intrattenitore con i suoi discorsi su scuola-istruzione-bambini durante feste blasonate), praticamente tutto quello che gli capita durante un intero anno scolastico, raccontato con grande sense of humor.
Questo è il terzo volume di una serie di cinque, mi sono già fatta prestare il secondo volume “Over hill and Dale”.
Vedranno mai luce in Italia questi libri? Penso di no, proprio per via dei giochi di parole di cui ho parlato sopra: in italiano non si riuscirebbe a ridare lo stesso tipo di sottigliezze lessicali che stanno alla base della buona riuscita di questa serie.



9/10

domenica 27 febbraio 2011

Letture di gennaio




La valle dei cavalli - Le pianure del passaggio - Focolari di pietra (Ciclo Figli della Terra)
Jean M. Auel
Tutti i romanzi sono editi da Tea

Ero rimasta tutto sommato soddisfatta dalla lettura di “Ayla figlia della Terra”, il romanzo che apre questa saga ambientata all’epoca della Preistoria, leggendo (o cercando di leggere...) però i successivi mi sono trovata di fronte a racconti che definire deludenti è poco.
Si continua con gli approfondimenti di carattere paleontologico, l’unica cosa forse riuscita della serie, ma le descrizioni di paesaggi, flora e fauna sono talmente prolisse da appesantire tutta la narrazione e prendono il sopravvento anche su quel minimo di azione nella vicenda; l’introduzione poi del personaggio maschile nelle esperienze di Ayla è uno stupidissimo stratagemma per aggiungere alla narrazione anche l’aspetto erotico scadendo nelle banalità da romanzetto Harmony. Ayla infatti incontra Giondalar, un suo simile - una sottospecie di Ken il Guerriero (ricordiamoci sempre che lei è la sosia di Barbie) - in cerca come la ragazza di un suo posto nel mondo; insieme scoprono tra le tante cose anche come addomesticare gli animali e domare i cavalli, ma è inevitabile che scoprano pure come si fa una fellatio, come ci si eccita guardando dei mammut in amore e le prime posizioni del Kamasutra... eh, già.


4/10


P.s.: non ho letto “Gli eletti di Mut” che si colloca circa a metà della serie. Non credo proprio sia di vitale importanza...






Blankets
Craig Thompson
Coconino Press, 29 €

“Blankets” è un fumetto semi-autobiografico che racconta attraverso il punto di vista del protagonista/autore gli anni dall’infanzia fino alla scoperta del primo amore da adolescente.
Nei primi capitoli attraverso flash-back il quadro che si viene a delineare della vita di Craig non è fra i più esaltanti, con una madre votata alla religione e al rigore morale, un padre manesco e in generale un clima bigotto e restrittivo; a scuola Craig e suo fratello minore hanno problemi a relazionarsi con i compagni, i professori sono visti come degli orchi diabolici e le uniche ore passate da soli insieme, tra giochi di bambini, la passione per il disegno e il contatto con la natura, sembrano portare un po’ di distensione in quel clima decisamente deprimente.
Oltre all’ambiente famigliare e scolastico Craig, quasi costretto, frequenta l’ambiente parrocchiale con incontri di catechismo e settimane bianche per adolescenti organizzate dalla comunità cristiana. Palese è l’atmosfera piena di concetti liturgici applicati alla vita quotidiana dai quali pure io da bambina (come anche la maggior parte di voi, credo) sono stata bersagliata e ai quali Craig si abbandona in parte subendoli (classico quindi il voto di castità e manco una seghetta a scaricare la tensione di quesiti esistenziali pesanti come mattoni) e in parte trovandovi appoggio morale nei momenti bui: i compagni gli danno del frocio, dello sfigato e lui pensa che è comunque solo di passaggio su questa terra e che arriverà il momento in cui volerà in cielo nella felicità eterna.
Ma è proprio grazie all’ambiente religioso che incontra Raina, la ragazza che diventerà la sua prima fidanzata, un amore idilliaco e corrisposto che spinge i due giovani a passare qualche settimana di vacanza a casa di lei nel Wisconsin. Ben presto (“ben presto”, oddio... tra l’arrivo e la partenza passano appena DUE SETTIMANE...) Raina e Craig si trovano a dividere il loro tempo insieme tra i fratelli affetti da handicap di lei, i genitori sul punto di divorziare e una sorella maggiore neo-mamma priva di qualsiasi tipo di istinto materno nei confronti della figlioletta e dedita ad una vita di sperpero e divertimento con il marito idiota. I due ragazzi così sono anche condizionati nella loro relazione da ciò che li circonda e finiscono dopo qualcosa come tre giorni a fare discorsi di “routine di coppia”, abitudini e incomprensioni. Non male per due che di anni ne hanno appena diciassette!
I quattordici giorni passano in fretta, lui torna a casa - dopo una bellissima sequenza d’amore, la parte assolutamente meglio riuscita di tutto il libro - e, come era già prevedibile, la relazione appena nata si esaurisce per via della lontananza.
Lui poi cresce, fa pace con se stesso e con il suo passato, grazie anche all’esperimento catartico della stesura di questo graphic-novel; ma io sinceramente di pathos per il protagonista e per le sue vicende sentimentali/famigliari non ne ho provato, mi sono accorta che ero molto più attirata dalla bellezza e dalla forza visiva dei disegni che del racconto in sé, che ho trovato, come dire... una lunga sega mentale: sul rapporto con i genitori, sulla rivalità col fratello, sul ruolo della religione nella vita, sul sentimento che lo unisce a Raina, sul perché del loro distacco... e mi sono ricordata che è il contrario di quello che mi era successo con “Fun home” di Alison Bechdel, dove dei disegni scarsini facevano da accompagnamento a una capacità narrativa “scritta” decisamente migliore. Ma sto divagando, quindi chiudo qui il commento.


7/10





Counting my chickens... - And other home thoughts
Deborah Devonshire
Long Barn Books, 12.99 £

Deborah Devonshire (nata nel 1920) è Duchessa della contea del Devon nel sud-ovest dell’Inghilterra, ma la sua famiglia ha come base Chatsworth la bellissima tenuta situata nella contea del Derbyshire e aperta al pubblico tutto l’anno.
Deborah e le sorelle sono molto famose in Inghilterra perché autrici di numerosi romanzi autobiografici che hanno fatto conoscere al popolo britannico aneddoti e curiosità sulla loro vita e hanno sottolineato l’aspetto umano e la semplicità del loro modo di vivere.
In Inghilterra queste persone nate in casate importanti (la “gentry”) sono molto considerate ed è quasi impensabile trovare lo stesso entusiasmo e appoggio della “gente comune” qui in Italia per persone di pari levatura sociale...! E’ un po’ un mondo a parte per me e questo romanzo (composto da diversi articoli scritti da Deborah per riviste e quotidiani inglesi, lettere personali e stralci di diari) mette proprio in evidenza il perché gli inglesi ammirino così tanto i duchi, i conti, ecc... del loro paese: Deborah espone i suoi pensieri e le sue opinioni su argomenti disparati, dai libri all’economia, dalla politica al giardinaggio, fino alle amate galline (fin da bambine lei e le sue sorelle si sono sempre impegnate con l’allevamento di pollame nella tenuta in cui hanno vissuto da nubili, proseguendo poi anche da sposate); ne esce una persona umanissima che non tollera le ostentazioni di ricchezza, la pretenziosità, agli abiti firmati preferisce quelli dei grandi magazzini, e che racconta aneddoti della sua lunghissima vita con semplicità e un’ironia contagiante facendo il punto su come si viveva tanti anni fa e come l’esistenza sia cambiata ai giorni nostri.
E’ stata una lettura inusuale e molto piacevole, ve la consiglio per passare del tempo divertendosi e nel frattempo “improve your English”. ;-)



8/10



Leggere - Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi
Corrado Augias
Mondadori, 12 €

Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi? Bella domanda che pensavo avesse una risposta in questo saggetto (molto -etto) a cui fa pure da sottotitolo. In realtà è un excursus che va a 280 km/h dal come e perché si inizia a leggere fino alla distinzione tra i vari generi letterari, in mezzo ai quali si citano ad esempio molti titoli della letteratura mondiale e si spiega l’etimologia di vari neologismi coniati nel mondo letterario (ce ne sono diversi, ma chissà perché ricordo solo quello sul “bordello”).
E siccome si parla molto (troppo) di come Augias si sia avvicinato al mondo della lettura e di cosa abbia letto LUI negli anni, il saggio quindi è solo una divagazione autobiografica.
Ma a dargli un voto basso non me la sento, tutto sommato è ben scritto e poi è pur sempre AUGIAS.


7/10

lunedì 24 gennaio 2011

Ancora letture del 2010





Non lasciarmi
Hazuo Ishiguro
Einaudi, 17.50 €


La trama potrebbe essere appassionante: tre giovani ragazzi crescono in un numeroso collegio sperduto nella campagna inglese. Non hanno mai visto il mondo di fuori e l’unica cosa che sanno del loro futuro, una volta usciti dall’istituto, è che saranno “usati” per salvare le vite degli altri...
Non entro nei particolati della narrazione perché è l’unica cosa interessante di tutto il libro, lascio a voi quindi la scoperta dell’intreccio e mi soffermo solo sulla piattezza dell’intero racconto, di come l’autore non sia riuscito minimamente a creare pathos, a dare spessore ai tre protagonisti che raccontano della loro situazione irreale con inespressività totale. I tre hanno dei picchi emotivi manco fossero psicopatici: piangono, urlano, litigano tutto d’un tratto, senza logica per via della permanente monotonia caratteriale; sono passivi, anonimi e la storia quindi, che affronta tra l’altro argomenti molto interessanti come la morte, l’amicizia e sopra tutti la clonazione - argomentazioni praticamente sprecate in questo testo - risulta essere di una noia micidiale e mi sono venuti in mente i romanzi giapponesi con la loro pacatezza, il perfezionismo ascetico di una cultura totalmente lontana dalla nostra che in un contesto occidentale come quello del libro non c’azzecca per niente.


5/10





Gridano i gufi
Janet Frame
Guanda, 13.43 €


“Gridano i gufi” è stato il libro d’esordio di Janet Frame pubblicato per la prima volta nel 1957, approfondire però la sua letteratura avendo già letto l’autobiografia in tre volumi “Un angelo alla mia tavola” è stata un po’ una delusione... perché questo volume prende già spunto da esperienze personali dell’autrice e le vicende della famiglia Withers protagonista non sono altro che la trasposizione di quelle di Janet, dei suoi fratelli e della società descritta in “Un angelo alla mia tavola”.
E’ quindi una mia pecca non aver apprezzato questo libro, ma è che ho avuto la sensazione di stare rileggendo un enorme déjà-vu e tutto sommato la distanza tra un libro del 1957 e uno scritto trent’anni dopo giustamente si sente e non posso far altro che consigliarvi vivamente, piuttosto che questo, l’autobiografia di cui ho già elogiato la bellezza qui su Anobii [cercate nella mia libreria virtuale il commento].


5/10




Stecchiti e censiti - L’enciclopedia illustrata di tutti i modi in cui si passa a miglior vita
Michael Largo
A. Vallardi, 19 €


Più di 3000 schede in ordine alfabetico in cui vengono esposti altrettanti modi documentati di morire, dal più bizzarro (c’è chi muore per uno starnuto, chi mangiando i propri capelli...), ai più agghiaccianti (sepolti in una bara, incastrati vivi nel condotto del camino, ecc...) ad altri che possono anche far ridere e a certi che ti insegnano anche qualcosa - insegnamenti ovviamente per NON passare a miglior vita.
Le schede sono spesso accompagnate da foto e reperti originali, utili durante la lettura anche se a volte decisamente più agghiaccianti delle schede stesse (tipo il famoso piede da trincea marcescente in primo piano); va detto però che proprio queste foto e illustrazioni sono la parte meno riuscita dell’intero volume: sono spesso minuscole e poi sono tutte in bianco e nero... per quasi 20 € ci si aspetterebbe qualcosa di più.
Nel complesso però è un ottimo libro, non me lo aspettavo così inusuale, grottesco e allo stesso tempo interessante.



7½/10



Dizionario bilingue Italiano/Gatto Gatto/Italiano - 180 parole per imparare a parlare gatto correntemente
Jean Cuvalier
Sonda, 13.90 €



Decisamente meglio di quella palla di “La mente del gatto” di Bruce Fogle (troppo tecnico! e tra l’altro non l’ho finito), questo dizionarietto è di facilissima lettura, è conciso e illustra decine e decine di casi in cui noi gattari ci possiamo trovare insieme al felino di casa, poi con semplicissimi esempi di vita quotidiana ci spiega come interpretarli e risolverli per imparare al meglio a convivere* con un animale che, si sa, fa sempre quello che je pare...


10/10




*che vuol dire cioè: assecondare e piegarsi totalmente alla sua volontà




Tutto quello che so l’ho imparato dal mio gatto - 137 pillole di saggezza felina
Suzy Becker
Rizzoli, 12.50 €


Un libro per gattari direi quasi commovente; è proprio vero che dal comportamento e dalle abitudini del nostro micio di casa si possono ricavare buonsenso, serenità e suggerimenti per migliorare la nostra vita.



10/10

lunedì 13 dicembre 2010

[Letture] Dove eravamo rimasti 2

Bright Star. La vita autentica di John Keats
Elido Fazi
Fazi Editore, 15 €

A giugno ho visto il film di Jane Campion, DOPO mi sono informata sulla storia di John Keats. Il film lo dipingeva come un uomo romantico, avvezzo alle disgrazie famigliari e quindi rassegnato, mite, consapevole di non poter far felice la donna della sua vita - Fanny Brown - per mancanza di rendita e nemmeno la possibilità di vivere di sola letteratura; un amore struggente che finisce male, malissimo.
Nel libro invece scopro che in realtà John Keats era un antipatico presuntuoso, che mentre scriveva (vaghe) romantiche lettere a Fanny andava a mignotte giù per la costa inglese, che in una di quelle puntate si era pure beccato la gonorrea, che accortosi materialmente di non riuscire nemmeno, come poeta, a vivere da scapolo aveva tassativamente scartato la possibilità di intraprendere la carriera di farmacista e aveva pure schifato successive proposte di lavoro da amici impietositi dal suo pessimo stato economico perché lui voleva vivere di poesia e lungi da lui distaccarsi da questo nobilissimo intento.
C’è da sottolineare però che al di là della non eccelsa personalità di questo scrittore resta indiscussa la bellezza e la poeticità dei versi da lui scritti; poi che Elido Fazi avrebbe potuto impegnarsi un po’ di più nella resa di questo saggio stiracchiato è tutto un altro discorso...

6½/10




Cacciatori di vampiri
Colleen Gleason
Newton & Compton, 4.90 €

Era da un po' che volevo leggerlo, ad agosto l'ho trovato tra gli economici Newton. Non l’avessi mai fatto...
Nell’Inghilterra di fine Ottocento Victoria Gardella è discendente di una famiglia di cacciatori di vampiri, raggiunti i 19 anni d’età è ora che prenda coscienza dei suo poteri di “ammazza-vampiri” (Buffy...?) e così la zia Eustacia (Eustacchia... che cazzo di nome...) organizza il suo esordio come cacciatrice in concomitanza con il debutto in società della giovIne.
Io ho resistito sì e no fino a pagina 53, ma la mia pazienza era morta da tempo cioè da quando a Victoria viene consegnato l’amuleto che la proteggerà. Uh, madonna, cosa sarà mai??? Niente meno che un piercing all’ombelico che le viene “applicato” durante una tamarrissima scena in cui sembra di essere ad a un rave-party.

BOCCIATO




Anne of Green Gables, vol. 1
Lucy M. Montgomery
Special Collector’s Edition, Starfire, Bantam Books [box con tutti e otto i libri della serie con Anne Shirley]

Classico della letteratura per l’infanzia, io ne conoscevo la trama solo per aver visto da piccola il cartone animato giapponese e sinceramente sono rimasta un po’ stupita nel notare come i toni del racconto originale siano molto più “pesanti” rispetto al mio ricordo di bambina nei riguardi della serie tv. Pesante nel senso che si parla di una bambina maltrattata, a cui è stato tolto il diritto allo studio, che si angoscia per la sua condizione difficile, che però fortunatamente trova nei due anziani Cuthbert (che non ricordavo proprio essere fratelli!) un sostegno emotivo, una famiglia che l’accoglie con affetto e le permette di avere una vita agiata.
Probabilmente anche nel cartone animato si parla anche di questi episodi ed è quindi la mia memoria a fare cilecca... comunque non c’è solo commiserazione, pianti e scene commoventi nel libro (che ricordano moltissimo i racconti di Charles Dickens), ci sono anche tante pagine in cui l’esuberante personalità di Anne entra in scena e il racconto si fa divertente, scanzonato anche quando la ragazzina si trova in momenti di disperazione così plateali da diventare quasi grotteschi.
Lo stesso stile di scrittura dell’autrice è molto ironico, dipinge così una protagonista anticonvenzionale e bizzarra, ma alla fine quello che mi è rimasto impresso di “Anne of Green Gables” è l’atmosfera serena, bucolica, nella quale Anne affronta la vita vedendo sempre e solo il lato migliore di ciò che le accade, nel bene e nel male.


9/10




Uomini che odiano le donne - Millenium Trilogy 1
Stieg Larsson
Farfalle, Marsilio, 19.50 €

Alla fine ho ceduto al boom pazzesco cresciuto intorno a questa trilogia e nella settimana di vacanza ad agosto mi sono portata dietro solo questo libro, quindi... o mi leggevo quello o niente.
Non è stata davvero una cattiva esperienza, nel giro di quattro giorni ero già arrivata a 3/5 del libro, anche se sinceramente c’avevo capito praticamente niente dei vari tipi di barche, motoscafi, catamarani e quant’altro che entrano in scena “così” durante la narrazione, e delle descrizioni dettagliatissime (a parer mio inutili) dei processori super mega potenti utilizzati dal giornalista Mikael Blomkvist e da quella che diventerà poi la sua assistente Lisbeth Salander.
Ma se vogliamo soprassedere su queste due pecche c’è poi solamente una cosa da fare, e cioè complimentarsi con Stieg Larsson per aver creato un personaggio femminile come quello di Lisbeth: una ragazza solitaria e diffidente, violenta, dai legami affettivi quasi inesistenti tanto si è inselvatichita dopo essere uscita da un passato difficile. A Lisbeth non interessa una collocazione nella società, vuole solo essere indipendente e non avere nessuna restrizione né nello stile di vita (ai perbenisti non deve fregare se passa con disinvoltura da una relazione lesbica ad una di solo sesso con un uomo) né nella maniera in cui lavora (e qui avere un capo che la asseconda in tutto e per tutto è un buon vantaggio per lei ma anche, nella realtà di noi lettori, assai improbabile...); questo carattere a tratti sgradevole e anche un po’ nevrotico nasconde però la classica sensibilità femminile, un’ambiguità che è alla base della personalità di questo personaggio e che lo rende estremamente complesso e per questo molto interessante. Le parti in cui è in scena Lisbeth sono state quelle che attendevo mentre leggevo e che seguivo con enorme piacere.
Sì, poi c’era il filone thriller-poliziesco e la ricerca spasmodica del colpevole con curatissime indagini, ma... a me bastava Lisbeth.

7/10 (per la trama)
9/10 (per il personaggio di Lisbeth)