martedì 17 maggio 2011

domenica 15 maggio 2011

Letture di aprile (1/3)



Solo tre libri nel mese di aprile! E la foto, nella fretta, è storta.



Woobinda, e altre storie senza lieto fine
Aldo Nove
Castelvecchi, 12 €

“Woobinda” è una serie di racconti ironici e dissacranti sull’Italia di fine anni ’90 dai quali ne esce uno spaccato tristissimo e grottesco in cui i protagonisti sono tutti ossessionati dalla tv, dalla pubblicità e dai prodotti che propina, dalle piccole reti private che mandano in onda di notte film porno e, di contro, in pieno giorno dallo sculettamento delle ragazzine di Non è La Rai, dalle televendite e dai maghi truffatori dell’ultima ora.
I rapporti famigliari e sentimentali sono influenzati da psicosi e megalomanie scaturite dall’aver visto qualcosa in tv: un ragazzo ammazza i genitori rei di non usare il bagnoschiuma Vidal, quello che a lui dà un senso di libertà complici i cavalli che corrono dello spot; una coppia di fidanzati fa sesso solo usando i rispettivi telefonini all’ultima moda, solo così si sentono complici e raggiungono l’estasi.
Si parla anche di come i fatti di cronaca e le stragi più efferate, seguite in tv, perdono di significato e si deformano a causa della spettacolarizzazione che ne viene fatta dai media.
E’ un libro che fa riflettere nonostante le risate che riesce a strapparti e l’ho trovato ancora attuale, segno che in quindici anni il potere della tv sulle nostre vite è rimasto invariato...


7½/10

domenica 8 maggio 2011

Nelle ultime due settimante (2/2)

Domenica 30 aprile, di mattina presto, insieme a Luca sono andata a fare un giro in bici in campagna e per colazione ci siamo fermati in un bar nel cui retro c'è un cortiletto alberato con tavolini e sedie.















Sabato 6 maggio invece siamo andati a vedere la mostra su Arcimboldo a Milano, davvero affascinante e visionario, oltre tutto se si pensa poi che le sue opere risalgono alla seconda metà del 1500.



E domenica pomeriggio altro giro in bici insieme. Cambiando percorso abbiamo trovato un enorme campo pieno di camomilla e papaveri.





I miei di papaveri devono avere una crescita lenta... sono apparsi solo ora, dopo quasi venti giorni, i primi germogli. Credo proprio di averli ancora una volta seminati troppo in profondità.


In giardino sono intanto nate le prime peonie, che insieme ai papaveri sono i miei fiori preferiti.





Venerdì sera al mio rientro mi sono accorta che sono tornate anche le rondini! Cinque anni fa una coppia aveva costruito il suo nido sotto il tetto di casa, ed è tornata anche l’anno successivo. Il terzo anno si è ripresentata insieme ad un’altra coppia (!!) quindi in quattro si sono ingegnate laboriosamente per ampliare il “condominio” costruendo un secondo nido attaccato al primo. Questo è il quinto anno in totale che tornano e le due coppie è ormai assodato che hanno preso casa nostra come punto di riferimento. ;)
Non le ho ancora fotografate, provvederò.

Nelle ultime due settimante (1/2)

Nel fine settimana di Pasqua sono stata ad Orta (No) con Luca. Abbiamo visitato anche l’isola di San Giulio, e nel tornare a casa ci siamo fermati alla torre di Buccione. Peccato per il tempo piovoso...


1

























Ad Orta ho trovato un nuovo servizio da tè di porcellana in miniatura per la mia collezione!






Ho sperimentato la validità di un acquisto tra i libri di cucina:




“Cakes dolci e salati” di Ilona Chovancova (Guido Tommasi Editore, 24 €)


Fenomenale! Ho testato il cake con zucchine e parmigiano (pag. 22) di cui non ho foto perché è sparito ancora prima di metterlo in tavola, poi il cake con uvetta e noci (pag. 80)






e quello con mele, uvetta e noci (pag. 118).




Il secondo è simile a un pane integrale che si può mangiare da solo o farcito con salse, tonno, salumi, ecc. - nel libro c’è una pagina dedicata all’arte del farcire i cake salati - il terzo (a cui al posto delle noci ho messo le nocciole, perché le prime non le avevo in casa) mi ricorda un po’ un plum-cake, però umido, buonissimo anche così ma se lo si lascia riposare un po’ di più del classico giorno (anche due o tre, essendo molto umido) acquista in consistenza ed è ancora meglio.
Quindi, libro promosso a pieni voti! La prossima volta proverò a fare i cake al cioccolato. ;P




Il 26 aprile sono stata con Luca e una coppia di amici al ristorante/take-away Oasi Giapponese in Via Montecuccoli a Milano.



Dovete sapere che tutti e quattro siamo cresciuti (come la maggior parte dei nati a cavallo tra anni ’70 e ’80) con i cartoni animati (gli anime!) e il nostro preferito, soprattutto - per ovvie ragioni - mio e dell’amica, è stato e sarà “Kiss me Licia”. Licia vive col papà a Tokyo (mentre nel manga sono ad Osaka) che gestisce una tavola calda la cui specialità sono gli OKONOMIYAKI, e cosa cucinano all’Oasi Giapponese che negli altri ristoranti abbiamo faticato a trovare...? Gli okonomiyaki!
Era la prima volta per tutti in un ristorante giapponese e l’orrore è stato grande nel constatare che le posate occidentali, al contrario dei ristoranti cinesi, non te le avrebbero date manco morti quindi nel “destreggiarci” con le sole bacchette abbiamo fatto un po’ la figura dei provincialotti.
Abbiamo preso un po’ di tutto, dagli uromaki agli hoso maki (ottimi, dal riso non appiccicoso) ai ramen (il brodino caldo da bere alla fine era spettacolare, ihihihih!), il tofu, i due tipi di Okonomiyaki (in uno oltre alla carne di maiale c’è anche il pesce, io ho preso quello senza pesce ed era talmente buono che avrei ordinato anche l’altro tipo, ma non posso sempre fare la maiala!) e per finire i dolcetti di Doraemon - i dorayaki anko - e la torta di castagne con anko.
Per digerire abbiamo preso il caffè, ma non era espresso (e nemmeno quello di George, quindi era solubile) così la prossima volta finiremo la cena col sake!
Siamo usciti pienamente soddisfatti della cucina e del servizio, e sarà sicuramente un’esperienza da rifare così anche da provare anche la tempura e gli altri piatti. Avviso che bisogna prenotare se non si vuole rimanere fuori dal locale, che ha un numero di tavoli ridotto e anche come spaziosità è molto raccolto.
E dopo aver pagato il conto ricordatevi di contraccambiare l’inchino del cameriere dietro la cassa.