A momenti è Natale e io non ho ancora dedicato un post alle fotografie delle vacanze in Valle d'Aosta. Quest'anno le ho trascorse oltre che con il moroso anche con mia sorella e il suo fidanzato.
Eccovi le più belle (o passabili, dipende dai punti di vista) in ordine cronologico [se ci cliccate sopra potete vederle in formato più grande].
[Ri-visita al castello di Ussel in un pomeriggio ventoso]
[io e Luca]
[belvedere ai piedi del castello]
[prima gita:tempo non eccezionale ma il posto era bellissimo]
[arrivati nei pressi di una baita abbiamo fatto conoscenza con questo micino, talmente socievole che si è fatto felicemente spupazzare da tutti e in special modo da me e mia sorella, gattare maniache]
[gita a Courmayeur: paese tristissimo zeppo solo di negozi d’alta moda e di turisti finti amanti della montagna… no, non mi è piaciuta la visita, non foss’altro per l’atmosfera del paese e la splendida vista delle montagne vicine…]
[seconda gita: partiti tardissimo dato che la maggioranza ha voluto fermarsi a far colazione al bar -__- a metà strada ha cominciato a far caldo e ad essere afoso. Ecco perché…]
[…qui avevo ‘sta faccia]
[però guardate che posto!! - foto gentilmente concessa dalla sorella]
[la meta della gita: Falegnon, un paesino abbandonato un po’ spettrale]
[ultimo giorno di vacanza: visitina a Saint Vincent, dove c’è questa casina disabitata; non è bellissima???]
Bene, il viaggio è finito. Vi ho risparmiato gli aneddoti, le curiosità e gli acquisti fatti ad Aosta e per i mercatini ;-) [chi fosse interessato a questi ultimi può andare nell’altro mio sito, quello di cucito, dove a settembre avevo fatto un post specifico].
Intanto ho finito di leggere “E le stelle stanno a guardare” di Cronin – e non sono più sicura di inserirlo tra i miei autori preferiti in assoluto insieme a Carlo Cassola e Thomas Hardy, poi vi spiegherò perché – e proseguo con la lettura dei quattro libri delle Piccole Donne (attualmente ho appena iniziato il secondo volume, di questo passo finirò nel 2010 -_-). La Carey invece prende polvere.
A presto!



















Leggere Lolita a Teheran
“La diciottesima notte dopo capodanno - il ventiquattresimo giorno dell'assedio di Budapest -, una giovane donna decise di abbandonare il rifugio in un grande edificio accerchiato nel cuore della città, di attraversare la strada trasformata in campo di battaglia e di raggiungere, in ogni modo e a qualsiasi costo, l'uomo che quattro settimane prima era stato murato, insieme a cinque compagni, in un angusto scantinato dell'edificio di fronte. Quell'uomo era sua padre (...)”.
“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano [Mondadori, 18 €, me l’hanno prestato]. Osannato dalla critica che gli ha fatto vincere il Premio Strega 2008, deriso invece da una parte dei lettori è la storia incrociata di due persone sole dall’infanzia all’età adulta, fino a quando non si incontrano per caso ma siccome sono come due numeri primi che non si trovano mai vicini l’uno all’altro finiscono a essere come le rette che non si incontrano mai quando sono parallele, come i binari del treno e come probabilmente il mio interesse per Paolo Giordano, cioè nullo, ché il libro è partito gasatissimo con una prima parte bellissima ma poi si è perso verso le cagate da letteratura per adolescenti con lui che si picchia da solo perché e depresso e lei che non mangia perché è depressa e così tutti sono depressi. Insomma, che due palle. E per fortuna che me l’hanno prestato.
La storia di Chicago May
maggiori rispetto a quelli positivi - non so se sia valsa la pena vivere così... anche perché la vita di May non finisce all’uscita dal carcere inglese ma prosegue ancora e ancora. Non dico cosa le capiterà di nuovo fino alla sua morte, ma leggerlo è stato avvilente.
Memorie d’una ragazza perbene